Serie A, gli ostacoli per la ripresa: tamponi e responsabilità giuridica – GdS

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12 Maggio 2020, 08:37
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Le nuove indicazioni del Comitato tecnico-scientifico del governo impongono vincoli stringenti alla Serie A, per quanto riguarda gli allenamenti in gruppo. Due, tra i maggiori ostacoli, sono certamente la reperibilità dei tamponi, o test sierologici, e la responsabilità giuridica dei datori di lavoro

TEST – È il primo sacrosanto punto introdotto dal Comitato tecnico-scientifico del governo: «La realizzazione dei test molecolari sulle persone interessate alla ripresa degli allenamenti di squadra non deve minimamente impattare sulla disponibilità del reagentario da dedicarsi in maniera assoluta ai bisogni sanitari del Paese». In pratica, il tampone per i calciatori di Serie A non dovrà sottrarre i reagenti ai bisogni della collettività. Ma le parole del Cts lasciano pensare che il nuovo protocollo punterà più sui test sierologici che sui tamponi. Nell’indicare questo vincolo, il Cts «riconosce l’importanza sociale che il calcio riveste».

RESPONSABILITÀ – «Il Cts sottolinea che, per avere efficacia, le misure di quarantena volontaria devono essere rispettate in modo stringente sotto la responsabilità del medico sociale e del medico competente». Si tratta di una indicazione sanitaria, ma il problema è anche giuridico. La responsabilità di quanto succede è del datore di lavoro, cioè del club di Serie A. Il medico sociale è responsabile per la parte che riguarda calciatori e tecnici, mentre sul resto del personale è responsabile il medico del lavoro. La società ha l’obbligo di individuare chi. L’Inail ha stabilito che la positività per Covid deve essere considerata alla stregua di un «infortunio sul lavoro» e questo comporta la necessità di un’ulteriore copertura assicurativa. La FIGC è già al lavoro per garantirla. Quanto ai medici sociali, nelle prossime ore riceveranno il protocollo aggiornato e prenderanno probabilmente una posizione ufficiale.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Valerio Piccioni


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