Sconcerti: “Non discuto Conte ma il gioco dell’Inter. Eriksen anomalia”

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23 Novembre 2020, 18:55
Mario Sconcerti Mario Sconcerti
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Sconcerti ha dubbi più sull’Inter che su Conte. Il giornalista, intervenuto su “TMW Radio”, ne ha parlato all’indomani della vittoria col Torino. Inevitabile anche un commento su Eriksen, sempre più ai margini.

DI RIMONTAMario Sconcerti dà una tendenza: «L’Inter, nelle quattro partite in casa, tre volte ha recuperato due gol. Due volte ha vinto la partita e una volta, col Parma, l’ha pareggiata. Perdeva 0-2 anche lì, e meritava qualcosa in più, ma giocò molto meglio nel secondo tempo. L’Inter è una squadra miscelata male, non le viene facile giocare bene: non ha un gioco naturale e spontaneo. Ha molta organizzazione, ma frena: è come se fosse una squadra un po’ teleguidata. C’è poca spontaneità da parte dei calciatori, che si lasciano teleguidare e vanno poco da soli. Quando vanno sotto, e gli avversari entrano nella propria metà campo, viene coperta l’inferiorità numerica che l’Inter ha sia in difesa sia a centrocampo».

POCO PRONTA – Sconcerti va sul discorso tattico: «L’Inter gioca col 3-3-4, ha meno gente sia a centrocampo sia in difesa: copre male gli spazi e prende sempre gol, raramente uno solo. Quando perde tutto si affretta e sale, la forza fisica e la qualità viene fuori, con Romelu Lukaku che in quel tipo di partita è immarcabile. Può arrivare in fondo? Stiamo parlando di una squadra che è quinta. L’Inter ha due squadre che possono arrivare in fondo, non una sola. È che, in questo momento, alla condizione io aggiungo una qualità non straordinaria del centrocampo e soprattutto della difesa. Ma, soprattutto, vengono scoperti i fianchi dell’Inter. gioca con meno giocatori degli altri, anche perché i tre centrocampisti non sono in linea».

SINGOLI – Sconcerti analizza ruolo per ruolo: «Nicolò Barella fa praticamente il quarto o quinto attaccante. L’Inter ha difetti di equilibrio, non copre bene il campo: se tieni i giocatori larghi, coi tre dietro, se uno va a marcare l’ala avversaria nel mezzo ce n’è uno solo. Tante volte Arturo Vidal, o ieri Roberto Gagliardini, dovevano stare lì e questo lascia campo agli altri. È una coperta sempre troppo lunga fra i tre di difesa e i quattro d’attacco, fermo restando che così Achraf Hakimi non serve a nulla: è uno che deve darti una differenza nella profondità e nella velocità. È una squadra piena di cose assemblate male. Non discuto la bravura di Conte, discuto il gioco dell’Inter. Non è equilibrato, si vede nei risultati: subisce troppi gol, fa gol estremamente nervosi e preoccupati. Viene fuori una dipendenza da Lukaku e Lautaro Martinez, che è un laser».

L’ESCLUSO – Sconcerti chiude su Christian Eriksen: «Quando si arriva a un punto come quello a cui è arrivato Eriksen, che certamente non è stato utilizzato per quello che è, di occasioni ne ha avute tante. Quando è entrato nel finale contro la Fiorentina a un certo punto si è messo a fare il mediano. L’Inter stava rovesciando la Fiorentina nella propria area, lui cercava di mettere ordine da fuori. Veniva fuori un giocatore di grande volontà, e questo non l’ho più visto. Arriva un momento, dopo tanti mesi, dove il giocatore non è più un problema dell’allenatore ma di se stesso. Non ho più il coraggio di dire a Conte che non sa gestire Eriksen, perché dei sintomi Eriksen li deve dare e non li ha mai dati. È una straordinaria anomalia, che però non è più guaribile perché il giocatore si rifiuta di guarire. Secondo me è questo».



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