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Sacchi sta con Spalletti: “Icardi? Decisione scontata! Inter equa, Marotta…”

La notizia del giorno è la mancata convocazione di Mauro Icardi per Inter-Lazio di domani sera. L’ex allenatore Arrigo Sacchi, intervistato dal quotidiano “Il Corriere della Sera”, ha preso le difese di Luciano Spalletti e della società, elogiando l’operato di Giuseppe Marotta.

COSÌ SI FAArrigo Sacchi non è sorpreso per l’assenza di Mauro Icardi da Inter-Lazio: «Pronunciata così pare un’ovvietà, ma il calcio si gioca in undici fino a prova contraria. Detto questo, non conosco le dinamiche interne dell’Inter. La mancata convocazione? In una società esiste un organigramma: vi sono un presidente, dei dirigenti, un allenatore, dei giocatori. Ogni componente ha responsabilità e compiti anche nei momenti difficili. Questa premessa per dire che a mio avviso la scelta non è solo dell’allenatore. La non convocazione è un fatto di equità. Se non l’ha chiamato significa che non c’era possibilità. Se Icardi è stato fuori più di un mese non può essere convocato».

INECCEPIBILE – Sacchi prosegue spiegando il perché: «Guardi, non parlo da giudice ma da tecnico. Evidentemente Icardi, al di là di tante supposizioni, non era pronto. Risorsa persa? No. Ribadisco: la decisione di Luciano Spalletti sulla carta mi pare scontata e non lo affermo per un fattore politico o disciplinare ma squisitamente tecnico. Se resti in infermeria per trentacinque giorni non puoi essere in forma come gli altri. Se Spalletti lo avesse fatto entrare e poi si fosse fatto male? Mi piace ricordare che con il Milan ho vinto una Coppa dei Campioni con Ruud Gullit che su dieci partite ne ha giocate una sola. Per rispetto al giocatore e al resto dello spogliatoio occorre puntare su chi fisicamente è preparato».

CRITICHE ECCESSIVE – Sacchi chiude con un giudizio negativo sulla mediaticità del caso Icardi: «Sui social, che non frequento, le rispondo che un bel tacer non fu mai scritto. E in generale, forse sì fatti del genere possono essere accaduti, ma sa una cosa? Ho avuto la fortuna di lavorare in club competenti, dove ciascuno di noi era spronato a tirar fuori anche l’ultima goccia di energia che aveva nell’alluce. In un ambiente dove ci si sente a proprio agio si crea la squadra. Fiducia in Giuseppe Marotta? Moltissima. Sa da quanto lo conosco? Da quando lui era presidente del Varese e io allenavo il Parma. Era la stagione 1985-1986, mancavano poche giornate alla fine del campionato. Giocavamo in casa del Varese che in caso di sconfitta sarebbe retrocesso. Noi in caso di successo saremmo stati promossi in Serie B. Vincemmo 1-0 e nonostante il momento Marotta venne a farmi i complimenti. Un signore. A mio avviso non c’è persona più competente di lui. Poi certo occorre l’apporto della società, che è componente fondamentale. Si ricordi una cosa: quando qualcosa in una squadra non gira, il problema è sempre il club, perché non ha avuto la visione giusta, non ha saputo gestire bene le situazioni o dettare le proprie linee guida».

Fonte: Corriere.it – Monica Colombo

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