Ronald de Boer: “Mio fratello? Cresciuto con l’Inter, ora pronto per un top club”

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28 Aprile 2020, 10:39
Frank e Ronald de Boer
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato Ronald de Boer, fratello gemello dell’ex allenatore dell’Inter che in Italia ha vissuto un’esperienza complessa. La rosea stuzzica Ronald proprio sulle ragioni di quella débâcle in nerazzurro, affrontando anche il tema di un’eventuale ripartenza della Serie A

IMPATTO – Se non fosse per la barba che oggi accarezza il viso di Ronald, faremmo parecchia fatica a distinguerli. I gemelli de Boer, compagni di campo e decisi a ripetere quelle gesta in panchina. Ronald de Boer studia e si forma con l’Ajax, con cui è stato protagonista sul prato verde. Gli è stato anche assegnato il ruolo di ambasciatore del Qatar per il Mondiale 2022 e sembra essere in rampa di lancio per una prima, vera esperienza, in panchina. Il fratello Frank ha bruciato le tappe, ma con risultati alterni soprattutto sulla panchina dell’Inter: «Se cadi, impari – sottolinea Ronald de Boer alla “Gazzetta” – . In Olanda il coach è solo un allenatore, in Italia e in Inghilterra un manager. Deve controllare tutti gli aspetti del club e forse Frank non era pronto per farlo. Lui è un uomo di campo preparatissimo, ma quelle esperienze lo hanno arricchito e ora è ancora più pronto per un top club».

VOGLIA DI RIPARTIRE – L’intervista si sposta anche su altri temi: l’Olanda è stata precoce nel sospendere l’Eredivisie non assegnando il titolo: «Abbiamo fatto un lockdown intelligente, confidando nel buon senso delle persone e tra un paio di settimane potremo ripartire. Nel calcio, però, era impossibile evitare le polemiche. Capisco chi è arrabbiato come l’Utrecht: sesto, ma con una partita in meno rispetto al Willem II che però va in Europa. La Federazione è stata fredda, non ha guardato le emozioni, doveva decidere e scontentare qualcuno. Ma il calcio non è solo un gioco: tutti lo amano perché ci fa pensare ad altro, cosa che serve in questo momento. L’Olanda ha potuto permettersi lo stop perché non è così dipendente dai soldi della tv, quindi capisco la volontà italiana di provare a ripartire. Se si trova un modo, perché no».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Filippo Conticello


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