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Ranocchia: “Da punta mi ispiravo a Ronaldo dell’Inter! Il Divino Jonathan…”

Ranocchia, protagonista della campagna #TogetherAsATeam promossa dall’Inter in tempi di Coronavirus, racconta alcuni aneddoti della sua carriera. Dal debutto all’avventura nerazzurra, vissuta con fin troppi compagni di squadra. Ecco la seconda parte di quanto raccolto da Inter-News.it durante l’#AskRanocchia odierno

DEBUTTI – Buona la prima (in Serie A) per Andrea Ranocchia, ma da avversario: «Il debutto a San Siro l’ho fatto contro l’Inter del Triplete con la maglia del Bari, ottenendo anche un bel pareggio. Abbiamo giocato bene e rischiato di vincere. È stata un’emozione forte perché venivo da ben altri palcoscenici. Giocare a San Siro è stato bello, soprattutto mettere in difficoltà la squadra che avrebbe vinto tutto quello che c’era da vincere. Infatti poi a maggio è stata una soddisfazione. Il mio esordio con l’Inter è stato particolare, perché l’ho fatto a Catania e sono entrato a circa cinque minuti dalla fine. Ho pochi ricordi di quel giorno perché le emozioni, quando sono tante, ti annebbiano un po’. Entrare di diritto nella squadra che l’anno prima aveva fatto il Triplete è una grandissima sensazione. Giocare con giocatori che l’anno prima avevano alzato tutto, cosa volere di più? Per me era il massimo! Non ho ricordi nitidi di quella giornata, perché ero arrivato all’Inter da un giorno all’altro. Poi “Wally” (Walter Samuel, ndr) si era rotto il crociato ed è stato fatto tutto in fretta. Mi sono ritrovato dal Genoa all’Inter in due giorni e poi ho giocato la prima partita, ed è stato bello però».

FASCIA – Ranocchia è diventato il primo capitano dell’Inter post-Zanetti: «Sensazione strana, perché indossarla dopo “Pupi” (Javier Zanetti, ndr) era un po’ pesante come eredità (ride, ndr). Però mi ricordo che è stata una grandissima sensazione e che dava tanta responsabilità. Sono ricordi che non capitano a tutti di indossare la fascia di capitano all’Inter, una società ha più di cent’anni di storia. Me lo ricorderò per tutta la vita di aver avuto al braccio quella fascia! La fascia è sia emozione sia responsabilità, 50 e 50. Si equivalgono queste due forze. Al di là di tutto, fascia o non fascia, i valori sono importanti da portare avanti e trasmettere. Quello l’ho capito più con il passare del tempo. Da quando ha smesso Zanetti, è stato un impegno importante e non è stato semplice essendo una responsabilità in più».

Clicca qui per leggere le dichiarazioni di Ranocchia nella prima parte della sua intervista da casa

COMPAGNI – Ranocchia viene interrogato sulla storia nerazzurra: «Il gol più bello non lo so, i più importanti sicuramente la doppietta di Diego Milito in finale di Champions League. Gli anni di Helenio Herrera non li ho vissuti perché non ero nato, ma quello del 2010 l’ho vissuto da esterno e me lo ricordo di più. Poi ogni gol per arrivare a quella partita è stato importante, se no la finale non si sarebbe mai giocata, però quelli rimangono più impressi. I festeggiamenti sono stati anche molto toccanti, l’ho rivista da poco in TV! Poi è bello perché, quando lo vivi da telespettatore come tanti, e poi l’anno dopo entri in quello spogliatoio e ti ricordi cosa hanno fatto, ti viene la soggezione. Li tocchi, siete veri? Siete voi? E poi ci diventi amico (sorride, ndr), ma è tutto il contorno a essere speciale. Sono rimasto in contatto con tanti ex compagni dell’Inter, avendone vissute tante! Non tutti perché sono passati tantissimi giocatori da qui. Marco Materazzi, Dejan Stankovic, Cristian Chivu, Esteban Cambiasso, lo stesso Milito, oltre a Zanetti. Con qualcuno sono rimasto più in contatto, con qualcuno meno, ma è sempre piacevole avere dei ricordi dei compagni. e poi il “Divino” Jonathan! Sta bene, vive bene (ride, ndr). Faceva morire dal ridere, personaggio incredibile. Jonathan era un bravo giocatore, ha anche vinto qualcosa di recente in Brasile. Purtroppo in quegli anni le cose non andavano bene, ma è stato un giocatore importante».

IDOLI – Non tutti conoscono il curioso inizio di carriera di Ranocchia: «Visto che sono umbro e sono cresciuto a Perugia, facevo il raccattapalle ai tempi di Serse Cosmi, e da piccolo sognavo di giocare con la sua squadra. Poi purtroppo il Perugia è fallito e io ho preso altre strade. Non tutti lo sanno, ma io parto da attaccante. Sono cresciuto che ero molto alto rispetto agli altri e correvo più veloce, quindi mi avevano messo punta. Il primo idolo è stato Ronaldo, il “Fenomeno”. Quando era all’Inter mi ispiravo un po’ a lui, ma ovviamente non c’entravo assolutamente nulla! Poi sono diventato difensore centrale e mi sono sempre ispirato ad Alessandro Nesta. Al di là della fede calcistica, a livello umano e come calciatore è indiscutibile. Ho scambiato la maglia con tanti calciatori, ho un magazzino di ricordi che un giorno, quando finirò, metterò a posto, in ordine. E mi verranno in mente tanti ricordi di emozioni e partite vissute. Poi ci sono maglie speciali che tengo per la mia collezione. Ogni anno tengo una maglia da magazzino come ricordo, anche all’Inter. Per questo mi capita spesso di scambiarla con gli altri. La prima partita che ho fatto con il Bari a Milano, contro Nesta, l’ho scambiata con lui, essendo il mio idolo. Forse è stata la maglia più voluta negli anni. E alla fine, quando abbiamo giocato contro, sono riuscito a scambiarla. Per Nesta è stata una maglia normale quella mia del Bari, per me speciale! In camera ho quattro maglie appese: quella di Zanetti autografata, quella di Nesta, quella di Gianluigi Buffon della Nazionale Italia e quella di Paolo Maldini, anche se non c’ho giocato contro, però l’ho incrociato quando giocavo a Bari e me l’ha regalata. Sono simboli del calcio, patrimoni dell’umanità, perché sono giocatori che hanno segnato gli ultimi decenni del calcio. E poi ho quella di Francesco Totti, però non ce l’ho appesa. Un’altra bandiera del calcio!».

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