Prorettore Politecnico: “San Siro stadio sofferto. Demolirlo? È fuorviante…”

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11 maggio 2019, 11:59
San Siro

Intervistato ai microfoni della “Gazzetta dello Sport”, Emilio Faroldi, prorettore del Politecnico di Milano, ha parlato del progetto di Inter e Milan di costruire un nuovo stadio, demolendo San Siro.

NO ALLA RISTRUTTURAZIONE – Queste le parole di Emilio Faroldi, protettore del Politecnico di Milano: «Ristrutturare San Siro? No, è più opportuno costruire un nuovo stadio per Inter e Milan». Professor Faroldi, perché bisogna abbandonare il Meazza? «Dipende dalle ambizioni che si hanno. Se sono modeste allora si può preservare lo status quo, come si fa con la manutenzione su una vecchia auto. Ma se si vuole crescere bisogna adottare nuovi modelli di reddito: uno stadio moderno e polifunzionale è imprescindibile per le logiche del calcio moderno. A Milano si può pensare che due squadre antagoniste con ambizioni di crescita possano cooperare nella costruzione di un nuovo stadio, visto come un volano di redditività e sviluppo, ma anche di identità».

SFORZI ENORMI PER RISTRUTTURARLO – Non si potrebbe ammodernare San Siro? «Le vecchie strutture sportive come San Siro non sono resilienti, non hanno la capacità di adeguarsi alle nuove funzioni, ai nuovi modelli di intrattenimento. San Siro nacque come spazio destinato al calcio, ha già visto tre stratificazioni, si vede morfologicamente che è uno stadio sofferto. È un impianto rigido, la compartimentazione degli spazi sotto le tribune non garantisce la flessibilità di nuove aree e funzioni che hanno bisogno di progettazioni libere e meno vincolanti. Per come è concepito nelle altezze, nella sovrapposizione delle gradinate, ormai non va più bene. Servirebbero sforzi enormi per ristrutturarlo in maniera drastica e non si otterrebbe comunque lo stesso obiettivo che si raggiungerebbe con la costruzione di un nuovo impianto».

OSTACOLI – Quali sarebbero gli ostacoli principali? «Si pensi a materiali, tecnologie, messa a norma. Serve uno stadio digitale, San Siro invece fa della materia il suo punto di forza. L’applicazione di un cablaggio totale, l’implementazione di un modello smart sono quasi impossibili. Ristrutturarlo sarebbe un grande costo, farlo nuovo sarebbe un grande investimento. Inoltre, le operazioni sarebbero altamente invasive e le due squadre potrebbero essere costrette a traslocare per la durata del cantiere. Comunque lo si trasformi, San Siro resterà sempre un oggetto. È obsoleto, non è al passo con i tempi».

DEMOLIZIONE – I tifosi più nostalgici, però, rabbrividiscono all’idea di vedere demolito uno stadio-icona. «La diatriba tra vecchio e nuovo è fuorviante. Bisogna chiedersi dove vuole andare il calcio milanese e italiano in generale. Questo è un settore che ha subito una rivoluzione. Bisogna intercettare le esigenze future dei tifosi, in un’ottica non di 3-5 anni, ma di 10-20-30 anni. Il Meazza non potrà mai coinvolgere le nuove generazioni. Oggi gli stadi sono veri e propri manifesti del tempo libero, del benessere, della socialità».

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