Prohaska: “Inter-Roma, zero favorite ma vedo bene un club”

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17 gennaio 2018, 16:16

Intervistato ai microfoni de “IlRomanista.eu”, Herbert Prohaska, ex centrocampista di Inter e Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni parlando del match tra nerazzurri e giallorossi, in programma domenica sera

“PAREGGIO INUTILE” – Che partita sarà Inter-Roma? «Sarà fondamentale sia per una sia per l’altra. Il pareggio non serve a nessuna delle due, soltanto chi vince potrà considerarsi ancora in lotta per lo Scudetto. Altrimenti Napoli e Juve scapperanno via in modo definitivo e non ci sarà più nulla da fare. A quel punto l’obiettivo resterà un piazzamento in Champions League». Chi è favorita? «Non c’è una vera favorita ma vedo bene la Roma. I giallorossi finora mi sono piaciuti di più in trasferta, anche nelle gare che non sono riusciti a vincere. Le peggiori prestazioni le hanno giocate in casa: la sconfitta con l’Atalanta è stata brutta, il pari contro il Sassuolo lo è stato ancor di più. Strano ma vero: la Roma va meglio in trasferta, se ripenso ai miei tempi… Avrei sempre voluto giocare all’Olimpico: che stadio, sempre pieno, il tifo della Roma era grandissimo». Meglio Milano o Roma? «Mi mettete in difficoltà. Anche all’Inter sono stato bene, ma a Roma ho vinto uno Scudetto che mancava da tantissimi anni con un campionato fantastico. Da voi torno ogni anno, è sempre bello: qualche giorno in tranquillità mi piace passarlo in una città grandissima per clima, per passione, per tutto». Il suo periodo all’Inter? «Arrivavo dall’Austria, Milano era un altro mondo. Il campionato italiano a quei tempi era il massimo per un calciatore, c’erano tutti i più forti. Non come adesso. Ambientarmi non è stato facile inizialmente, poi sono cresciuto: avevamo una buona squadra e giocammo la Coppa dei Campioni arrivando fino alla semifinale. Ricordo che la Coppa dei Campioni era un’ossessione, si parlava sempre degli anni ’60, dei trofei vinti dalla Grande Inter, e di una storia importante che no si riusciva a ripercorrere di nuovo. San Siro era sempre pieno. Anche Milano è una bella città». A Roma lei arrivò tra la diffidenza della città. Come e quando cambiò la situazione? «Diffidenza ci fu soltanto nel momento iniziale, la gente di Roma mi ha sempre dimostrato molto affetto. È stato facile ambientarmi: eravamo primi in classifica e i tifosi ci hanno sempre sostenuto, anche in quelle pochissime gare perse non ci hanno mai criticato. Così è stato tutto più facile. Mi sentivo libero, Liedholm era un grandissimo, ci lasciava abbastanza sereni: per lui era importante condurre una vita da professionista, ma con libertà. Questo non toglie che vincere a Roma sia più difficile che in altre città».







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