Perrone: “Conte dice ciò che pensa, fa bene o fa male? Ha dato all’Inter…”

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20 luglio 2019, 11:00
Antonio Conte

Come riportato nell’editoriale di Roberto Perrone per il “Corriere dello Sport”, viene enfatizzata la figura di Antonio Conte in questi primi mesi all’Inter. La conferenza stampa di ieri non sorprende. Conte dice ciò che pensa, da sempre e in qualunque squadra

ALLENATORE-MANAGER – “Quest’anno gli allenatori fanno i manager, parlano ai giocatori, quelli che hanno e quelli che non hanno ancora. Sarri convince De Ligt, Ancelotti attira James (poi c’è il Real ma questa è un’altra storia), Conte arriva a Barella, Fonseca non ha la maschera. Questa nuova figura, pretendendo di più avrà anche maggiori oneri e meno sconti di prima. Però va per la sua strada, diritto. Così Conte, stupendo solo chi non lo conosce bene e pensa che per uno come lui esista un periodo di assestamento, ha dato una bella sferzata all’Inter. Non proprio la metafora del “ristorante da 100 euro” servita alla Juve, ma quasi: “Sul mercato mi aspettavo che fossimo più avanti. Non è semplice trovarsi in questa situazione con l’organico. Dobbiamo dare una bella accelerata, tutti”.

GIUSTO O SBAGLIATO? – “Conte non è contento di lavorare con le caselle vuote, specialmente quelle dell’attacco. E lo dice. Fa bene, fa male? Fa quello che pensa debba competere al suo ruolo e non si fa condizionare dal timore delle conseguenze. L’allenatore protagonista dell’anno sociale 2019-2020 si assume delle responsabilità come quelle che riguardano Icardi e Nainggolan, ‘fuori dal progetto’. Il secondo è salito sull’aereo della squadra, ma il suo viaggio è di sola andata, non c’è ritorno nemmeno per lui all’Inter”.

DECISIONI E GIOCATORI AFFIDABILI – “Decisioni estreme, considerando il peso dei due giocatori, che scatenano una domanda: ma un allenatore come Conte non poteva provare a recuperarli? Almeno Icardi, con quelle cifre di gol da capogiro. La domanda è legittima ma non tiene conto di questa nuova figura di allenatore che vuole solo ‘affidabili’. In questa visione non c’è spazio per pause (di mercato) e per campi di rieducazione. Solo per il campo. L’allenatore al comando all’equivoco preferisce il rischio”.

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