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Pedullà: “Serie A a ventitré squadre? Siamo morti! Spadafora ripete”

Pedullà continua a criticare l’operato del ministro Spadafora, che chiede a gran voce lo stop di Serie A e calcio italiano. Il giornalista, in collegamento da Roma per “Sportitalia Mercato”, segnala le difficoltà che ci sarebbero bloccando il campionato per quanto riguarda promozioni e retrocessioni.

NON FERMATEVI!Alfredo Pedullà commenta le parole di stasera di Gabriele Gravina (vedi articolo): «Mai firmare il blocco della Serie A e dei campionati? Io credo che questa sua dichiarazione faccia il pari con quando ha detto che non voleva essere il becchino del calcio italiano. Serve una decisione, che spero non sia legata a quello che faranno gli altri: non prendiamo ulteriore tempo, perché a questo punto secondo me non ha grande senso. Cerchiamo di capire le conseguenze nefaste che avrebbe, ogni giorno ascoltiamo le parole ma credo che dovremmo tirare una bella riga. Qualcuno avrebbe dovuto fare delle riforme, soprattutto per i campionati che soffrono. Per me con la Serie A a ventitré squadre siamo morti. Non dico come se dovesse decidere il Governo, ma quasi: sarebbe un viaggio all’indietro di trent’anni. Capisco che se la fai a ventidue il Frosinone fa ricorso, ma sarebbe un disastro. Sventrando il format poi saremmo fissi in tribunale: se hai messo tre promozioni ci devono essere. Giovanni Malagò ha detto che ci voleva il piano B, qualche ora dopo l’ha detto Vincenzo Spadafora che va sempre e solo in certi programmi. Che il ministro ripeta le parole di Malagò mi fa pensare, mi sembra un passaparola: deve dire una cosa definitiva senza ripetere le parole del presidente del CONI».

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