Paolillo: “Inter, col settlement agreement niente da fare. Icardi…”

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14 giugno 2018, 00:37
Paolillo

Ernesto Paolillo è uno dei responsabili dell’introduzione del fair play finanziario dell’UEFA che tanti problemi sta creando all’Inter dal 2015. In un lungo intervento telefonico nel corso di “Qui Studio a Voi Stadio” su Telelombardia l’ex dirigente nerazzurro ha detto la sua sul comunicato delle ultime ore (vedi articolo) e su cosa si può fare per invertire la rotta.

SITUAZIONE IRREVERSIBILE«I termini posti dall’UEFA sono molto chiari: in base a un accordo che l’Inter aveva sottoscritto e firmato, poi possiamo stare a discutere se hanno fatto bene a seguire quella strada o se era meglio seguire un’altra strada sempre ammessa dall’UEFA all’epoca, col settlement agreement non c’è niente da fare. L’Inter si impegnava a mantenere il pareggio nel bilancio, se questo non c’è viene prorogato di un anno ed è impensabile che quest’anno venga mantenuto, sennò la situazione diventa tragica. Quest’anno per acquistare Radja Nainggolan bisogna vendere per pari valore, non c’è niente da fare. Se un giocatore è stato acquistato a trenta milioni di euro con un contratto triennale sono dieci milioni all’anno di ammortamento, c’è poco da dire. Io rispondo molto schiettamente: si può fare non un grande mercato, ma un mercato moderato e intelligente, quindi con degli acquisti che non siano il Neymar della situazione o l’attaccante che risolve tutti i problemi, ma dev’essere qualcosa di estremamente equilibrato. Diciamo che si possono fare dei buoni acquisti ma non di giocatori che risolvono la partita, per parlare semplicemente. C’è un altro modo che hanno inventato, ma non ce lo siamo inventati noi: è quello di comprare un giocatore con un prestito di un anno e cominciare a pagarlo dal secondo o terzo anno. Si può comprare Nainggolan quest’anno? In linea teorica assolutamente sì, è possibile, in linea pratica bisogna vedere perché magari quel vantaggio la Roma se lo vuole tenere per comprare altri giocatori lei. Mauro Icardi può andare via? È evidente di sì, siamo nella situazione in cui per far quadrare i conti, dovendo vendere un bene, si vende quello che farebbe fare una plusvalenza: nel caso dell’Inter il giocatore che ha più mercato e può dare plusvalenza è Icardi».

METODI VIRTUOSI«Ogni bene strapagato è un errore, il bene strapagato da una società di calcio sono i giocatori che poi non hanno reso (il riferimento tutt’altro che velato è a Gabigol e João Mário, ndr). Io faccio un altro commento su una cosa che mi sta molto a cuore: se guardiamo una società di calcio e guardiamo l’Inter come fa le plusvalenze? O facendo bene gli acquisti o lanciando i giovani di talento che poi vengono messi sul mercato. Ora è mai possibile che una squadra, che si vanta giustamente di aver vinto nove scudetti Primavera e ne ha vinti adesso due di fila, che sono anni che sforna talenti e non ne porta tre in prima squadra? È sufficiente che facciano delle apparizioni significative e giochino qualche partita. Roberto Samaden? Mi vanto di averlo messo io in quel posto (responsabile del settore giovanile, ndr). Io ricordo che la prima cosa che mi ha chiesto José Mourinho nel primo incontro di Parigi dove si è parlato era di fare due nomi del settore giovanile, io gli ho parlato di Davide Santon e Mario Balotelli e sono state le prime due grandi plusvalenze del settore giovanile dell’Inter. Va fatto qualcosa di sistematico, qualcosa che in industria si chiama programmazione, va fatto qualcosa veramente di strategico e non così a caso. Non si può fare un contratto di un milione di euro netti ad Andrea Pinamonti e non farlo mai giocare, le cose sono due: o hai sbagliato a fare il contratto o hai sbagliato a non farlo mai giocare».

CAMBIO DI GESTIONE«Il fair play finanziario? Come ogni legge col tempo va messo a posto, non si è dimostrato perfetto a distanza di sei anni, parlo nei due trienni in cui lo si è potuto analizzare bene. Mancano due cose: innanzitutto è vero che va messo un correttivo al fatto che i ricchi diventano sempre più ricchi e le altre squadre vanno verso il basso, e su questo sono d’accordo, ma il secondo problema veramente grosso del financial fair play è quello di non attirare più investitori nel mondo del calcio. Se io arrivo e compro una squadra, mettiamo il caso dei proprietari dell’Inter non parlando dell’indonesiano (Erick Thohir, ndr) ma dei cinesi (Suning, ndr), e mi trovo tutto il peso che non mi conviene di investire per fare una Champions League adeguata ed essere competitivo questo è naturalmente sbagliato, quindi bisogna trovare dei correttivi che permettano a chi vuole fare un investimento di ammortizzarlo in un periodo medio-lungo, come si fa per ogni acquirente che entra in un industria, e dargli la possibilità di poter negli anni non solo ammortizzare l’acquisto della società, ma anche fare investimenti per andare a regime. Questo non esiste oggi ed è un correttivo di cui il financial fair play avrebbe bisogno. Il futuro dell’Inter? I lavori stanno andando avanti, il piano per adesso è quasi del tutto rispettato, i provvedimenti grossi non possono essere presi: ecco perché dico che si è sbagliato a sottoscrivere un certo piano con l’UEFA e ne andava sottoscritto un altro. Con l’UEFA, anziché un settlement agreement, bisognava fare un accordo diverso previsto dalle regole, che dice che è cambiata totalmente la proprietà e l’accordo lo prendo da cinque anni, mettendo dentro determinati investimenti, e automaticamente c’è più tolleranza. Il settlement agreement una volta firmato va rispettato, credo che se Icardi va via non è solo per un problema di financial fair play, perché Icardi ha i suoi anni e magari immagina di volere un palcoscenico della Champions League diverso, e quindi è attratto da altre squadre, non certo perché l’Inter sarà obbligata a venderlo. Se fosse chiamato dal Real Madrid ci andrebbe di corsa. Alla Juventus? Lo dico da interista ma purtroppo sì, perché la Juventus in questo momento ha una possibilità di spesa diversa da quella dell’Inter».







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