Paolillo: “Il calcio dopo il coronavirus rischia di diventare superfluo”

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6 Aprile 2020, 12:22
Ernesto Paolillo
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Ernesto Paolillo, ex Amministratore Delegato dell’Inter, nel corso di un’intervista al “Corriere dello Sport” oggi ha detto la sua riguardo il calcio dopo la pandemia Coronavirus (Covid-19), facendo riferimento al discorso stipendi e Fair Play Finanziario.

POST PANDEMIAErnesto Paolillo, ex dirigente dell’Inter, dice la sua riguardo il calcio dopo il Coronavirus: «Abbiamo vissuto un grande gioco dell’oca, siamo ritornati alla casella di partenza e si ricomincia. Ma la plancia è cambiata e non sappiamo che cosa contengano le nuove caselle. Almeno per un paio d’anni ci sarà una maggiore attenzione non solo ai costi ma anche all’organizzazione delle squadre e degli staff , al numero di dipendenti e quant’altro. Le ricadute sui ricavi da sponsor e sui diritti televisivi saranno inevitabili. Sarà ridotta anche la capacità di spesa delle aziende che orbitano intorno allo sport».

TAGLIO STIPENDI – Paolillo dice la sua riguardo il taglio stipendi: «Anche da un punto di vista etico e morale si deve arrivare a un accordo. I calciatori di alto livello restano privilegiati, con stipendi nemmeno paragonabili a quelli della grande maggioranza dei lavoratori. Che questa categoria non capisca di dover dare un contributo è abbastanza assurdo. Possiamo discutere sul quanto, sulla percentuale. Che i calciatori rinuncino a qualcosa per aiutare la propria società d’accordo. Ma una parte del contributo deve andare a favore delle categorie meno privilegiate. Chi non rischia di restare senza lavoro dovrebbe pensare a chi in questo momento non ha i soldi da portare a casa. Manca un organismo centrale che trovi una soluzione quadro e la cali dall’alto. Esiste il sindacato mondiale dei calciatori, ci sono l’Uefa e la Fifa: quello è il tavolo su cui discutere. Oppure gli organismi mondiali parlino con quelli nazionali, anche con le singole leghe. Se aspettiamo le iniziative dei club troveremo sempre chi è sensibile e chi meno, chi ha buon senso e chi no. Servono scaglioni di sacrificio, a seconda dello stipendio. Partendo per esempio da quella base del 30% di cui parlavamo prima e andando a scendere verso le categorie inferiori. Io credo nella ragione e nella sensibilità. Tra i calciatori ne abbiamo molti esempi. Vero che gli atleti guadagnano fino ai quarant’anni scarsi. Ma questa è un’emergenza eccezionale. Tutti devono capire che anche gli sponsor e le aziende televisive verranno a patti con i propri conti economici. E saranno portati a spendere meno. I partner dei singoli calciatori arriveranno a imporre sacrifici ai propri testimonial».

FAIR PLAY FINANZIARIO – Paolillo parla anche del FFP, considerato uno dei padri del progetto: «Innanzitutto, virus o no, quelle regole erano nate con l’intento di risanare i bilanci e abbassare gli indebitamenti ma non prevedevano incentivi per i nuovi investitori. Chi corre a salvare una squadra in difficoltà si porta dietro tutti i danni di competitività negli anni successivi. A maggior ragione questo limite va corretto: ci sarà bisogno di nuovi attori. Inoltre adesso che i ricavi scendono drammaticamente viene meno il principio alla base di quel fair play: che più incassavi più potevi spendere. Quindi, magari ora per il primo anno non sorvegli i bilanci. Ma resta la necessità per tutti di abbassare le spese, la cui voce fondamentale è il monte stipendi».

POST VIRUS – : «Domato il virus, bisognerà rilanciare il calcio. Attenzione: la gente ha già modificato le proprie abitudini e non sappiamo se sarà disposta ancora a spendere tanto per il superfluo. Ecco, il calcio rischia di diventare superfluo. Per evitarlo bisogna dimostrarsi sensibili nei confronti di tanti che rischiano il posto di lavoro. Quando ricomincerà il gioco dell’oca scopriremo che non sono cambiate solo le caselle ma anche i dadi».


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