Nicchi: “Serie A, cautela. Arbitri? Potrei farli arbitrare nelle loro città”

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21 Aprile 2020, 09:43
Marcello Nicchi
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato il numero uno dell’Associazione italiana arbitri Marcello Nicchi. Tanti i temi toccati, poiché la ripartenza del sistema Serie A coinvolge anche i fischietti. Si parla ovviamente di VAR, ma anche della possibilità di limitare gli spostamenti dei direttori di gara, tenendoli ad arbitrare le partite nelle loro regioni di riferimento

TRASCURATI – «Di arbitri in queste settimane non ha parlato quasi nessuno. Ma se ci saranno le condizioni per ripartire saremo pronti. Abbiamo fatto le cose per bene, senza aver avuto il bisogno di sbraitare o straparlare sui giornali o nelle riunioni istituzionali dove in qualche caso sembravamo non esistere. Mentre una cosa dovrebbe essere chiara a tutti: senza l’arbitro non si gioca». Marcello Nicchi, presidente Aia, mantiene le cautele imposte dal suo ruolo istituzionale quando parla di ripartenza della Serie A e cerca di evitare polemiche. Ma l’anima toscana e il dna di ex arbitro ogni tanto prendono il sopravvento sulla consumata esperienza politica.

PICCOLI PASSI – La Serie A deve mantenersi cauta, secondo Nicchi: «Siamo ancora dentro al tunnel e vedo che c’è già chi è pronto a creare polemiche sugli arbitri e chi si inventa fake news. Se vogliamo che il calcio riparta davvero mettiamo a tacere gli sciacalli. Ripartenza? Non sono uno scienziato e non spetta a me dirlo. Quello che viene ipotizzato oggi, potrebbe cambiare domani. Purtroppo le date non le decidiamo noi, ma il virus attraverso il numero di contagi e decessi. Il semaforo verde spetta a politici e medici: bisogna rispettare le disposizioni governative e sanitarie. Io attendo, per il mio ruolo di garante di tutta l’associazione italiana arbitri, di leggere attentamente i protocolli e avere tutte le garanzie per la salute».

RISCHIO NECESSARIO – Sui rischi di un’eventuale ripresa azzardata della Serie A: «Se aspettiamo che i contagi arrivino a zero in tutto il Paese potremmo non ripartire mai. Un piccolo margine di rischio calcolato ci sarà, ma dovremo essere bravi a renderlo minimo attraverso scelte di buon senso. Per il settore arbitrale penso ad esempio a designazioni che prevedano viaggi brevi e spero che non vengano subito impugnate da chi vuole fare polemica. Ci sono tante categorie che anche oggi sono in attività, dai medici, veri simboli di questa pandemia, a chi lavora nei supermercati, negli uffici o nelle redazioni dei giornali. Possono tornare a farlo anche atleti e arbitri, se adeguatamente seguiti e controllati. Perché c’è bisogno di ripartire, ma lasciamo gli eroismi a chi salva le vite non a chi corre dietro a un pallone».

DIFFICOLTÀ – Anche gli arbitri dovranno prendere le giuste precauzioni per tornare ad allenarsi: «Non possiamo comportarci come una squadra di club e portare in ritiro un mese arbitri che vengono da tutta Italia. Ma visto che si sono allenati basterà un primo ciclo di 7-10 giorni per riprendere la forma ottimale. Teniamo presente che l’arbitro non deve affrontare contrasti e scontri fisici. Poi a ridosso delle competizioni ci sarà un altro mini ritiro. Dove? Coverciano fino a metà maggio è inagibile perché la struttura è stata utilizzata per ospitare malati di Covid. Ma ci sono alcune strutture in Toscana e nel Lazio con campi, foresteria e centri medici. Forse a fine maggio potremmo tornare a Coverciano».

TECNOLOGIA – Sulla necessità di riprendere a giocare con l’ausilio della VAR: «La società che si occupa di tutta la tecnologia ci ha assicurato che le stanze con le apparecchiature negli stadi saranno sanificate e si manterranno le distanze di sicurezza. Forse diminuirà il numero di persone: oggi sono sei, potrebbero essere meno, ma la Var ci sarà».

POLEMICHE – Proprio una dichiarazione di Nicchi, su un’ipotesi di ripartenza senza Var, aveva fatto discutere: «Torniamo al discorso iniziale delle polemiche e degli sciacalli, avevo solo detto che bisognava valutare bene i termini di sicurezza. Siamo in una pandemia, come fossimo in guerra, e in certe situazioni si fa quello che si può. Se non fosse stato possibile utilizzare la Var? Avremmo deciso di non chiudere la stagione per questo?».

VELENI – Un altro tema caldo riguarda l’ipotesi di arbitri che dirigano nella città o regione di appartenenza: «È nostra intenzione scegliere
gli arbitri più in forma per le partite più importanti senza vincoli geografici. Però partiamo da due presupposti: il primo è che tutti i nostri arbitri offrono garanzie; il secondo è che arbitri e assistenti non viaggiano su pullman o charter come le squadre. Lo fanno per conto proprio con macchina, treno o aereo. Se possiamo permettere a un arbitro di raggiungere la partita di competenza senza attraversare mezza Italia non è meglio? Speriamo non ci sia bisogno di queste attenzioni, ma se ce ne fosse è giusto salvaguardare la salute. O vogliamo affermare che un arbitro professionista, se la pandemia lo rendesse necessario, non potrebbe arbitrare la squadra della propria città? Io questo lo rifiuto».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Andrea Di Caro


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