Nasce una task-force per i nuovi stadi, dentro anche l’Inter – CdS

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18 Marzo 2020, 09:43
San Siro Inter Meazza
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Il “Corriere dello Sport” riporta che in Lega Serie A è nata una lobby di club dedicata alla costruzione dei nuovi stadi. L’Inter c’è.

TASK FORCE PER GLI STADI – Se il vecchio stadio ci retrocede romanticamente alla nostra infanzia, quello nuovo ci proietterebbe verso il futuro, lasciandoci alle spalle la paura del presente. Forse non è un caso che giovedì, durante la teleconferenza tra società e Lega, il presidente Paolo Dal Pino abbia preso l’iniziativa e chiesto a Joe Barone, direttore generale della Fiorentina, se volesse guidare una speciale task-force: quella per dotare l’Italia di stadi nuovi, impianti moderni e internazionali. Barone, dicono i presenti alla riunione, con il gusto dell’enfasi brooklyniana per le parole, ha spiegato che non era il momento di impegnarsi in una sfida del genere, visto il dramma globale, ma anche che era il momento giusto per impegnarsi. Non vedeva l’ora.

LOBBY DI CLUB – Così è nato il “Barone team” che dovrà sfondare il muro della politica per dotare l’Italia di nuovi impianti, da nord a sud. Fiorentina, Milan, Inter, Bologna e Roma dovrebbero avviare insieme una “lobbing” ufficiale, una pressione sulla politica perché si muova. La paralisi legata alla pandemia e lo spettro del crac hanno accelerato il discorso. Nonostante sia una delle prime tre industrie italiane, con un fatturato annuo di 3,1 miliardi, e un gettito fiscale di 859 milioni all’anno, la Serie A è a un passo dal burrone: ha accumulato debiti complessivi per tre miliardi, perde 750.000 euro al giorno e rischia di vedere deprezzati i prossimi contratti sui diritti tv, sui quali si basa tutta la filosofia dei club, dei soldi pochi, maledetti e subito. La confindustria del calcio batterà cassa al governo, ma lo farà presentando una controproposta: un piano di investimento da oltre un miliardo per creare strutture e occupazione.

AZIONE CONGIUNTA – La parola “lobby”, che in Italia ha un’accezione diabolica, da sotterraneo, è entrata nel vocabolario dei presidenti grazie al pressing di Barone e Rocco Commisso, che hanno portato nel sistema il pragmatismo americano. Hanno messo a disposizione del team lo studio legale Chiomenti, sedi a New York e Roma. La salatissima parcella sarà a carico di Commisso. Chiomenti è lo stesso che sta analizzando i bilanci della Roma per conto del miliardario texano-californiano Dan Friedkin, molto interessato agli sviluppi del “Barone Team”. Commisso? Senza abbandonare l’idea di costruire uno stadio di proprietà da 42.000 posti, Rocco starebbe rivalutando il Franchi: il progetto di restyling era pronto a settembre, ma era stato stoppato dalla soprintendenza di Firenze in quanto lo stadio è considerato monumento architettonico. In realtà, le famose curve elicoidali stanno cadendo a pezzi, mentre il genio civile sottoporrà a test di stabilità le balaustre di sicurezza.

FONTE DI INCASSI –Commisso non mollerà: vuole un impianto moderno, per alzare l’asticella della Fiorentina, ma gli serve una legge nuova. Nel 2003 il Bayern Monaco incassava dal vecchio stadio 22 milioni, meno di Inter e Milan. Dal 2005, con la costruzione dell’Allianz Arena, il fatturato è passato a 145 milioni annui nello spazio di un decennio. Lo stadio, come diceva Galeano, sarà anche un grande studio televisivo fatto per chi guarda la partita da casa, ma vederla dal vivo resta un’esperienza unica. E sempre più redditizia.


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