Moratti: “Potevo prendere Messi. Serie A? Meglio non ripartire. San Siro…”

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16 Maggio 2020, 09:03
Massimo Moratti
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Seconda parte dell’intervista di Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, al quotidiano La Stampa. Qui si parla di Serie A che prova a ripartire, dei colpi di mercato mancati e di San Siro che cambia volto

COME (NON) CAMBIA IL MONDO – Con Massimo Moratti l’argomento Triplete è sempre convitato di pietra (QUI la prima parte della sua intervista). Nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, l’universo Inter è leggermente diverso rispetto a come l’aveva lasciato. C’è Antonio Conte, bandiera della Juventus da giocatore, sulla panchina nerazzurra: «Grande lavoratore, mi dà garanzie». Ma alcune cose, purtroppo o per fortuna, sono rimaste intatte. Come l’odio di Giorgio Chiellini, che nella sua biografia ha espresso parole non esattamente al miele contro i rivali storici: «Almeno ha specificato. Mi colpisce di più quello che ha detto dei suoi compagni di squadra».

NOSTALGIA E DIFFICOLTÀ – E dal Triplete il discorso non può che affacciarsi sul burrone degli anni successivi, in cui l’Inter è stata assente ingiustificata e perenne. Mancano i trofei, l’ultimo addirittura nel 2011, ma anche il Milan non se l’è passata troppo bene dopo l’ultimo scudetto: «Mancano soprattutto a Milano. Il calcio è in grado di dare a una città un tocco di felicità in più. Milano, prima della pandemia, era in grande crescita, era giunta l’ora che anche il pallone si adeguasse. Coronavirus? All’inizio (Milano) ha esagerato nell’autoconsiderazione, convinta che tutti avrebbero seguito il suo modello. Invece non è andata così. E se da un lato non finiremo mai di ringraziare i medici in prima linea, dall’altro abbiamo pagato una certa disorganizzazione. È stato inizialmente un problema politico, come se la Regione Lombardia volesse distinguersi dalle scelte di Roma. Poi il virus ci ha messo nei guai seri».

RISORGERE – L’Italia, Milano e il mondo del pallone sono in ginocchio, ma secondo Moratti si riprenderanno presto: «Serve più chiarezza. Mascherine, spostamenti, aperture delle attività: la confusione è rimasta. Il sindaco? Subito ha sbagliato qualcosa, poi è stato bravo a rimediare. E quel giorno era davvero molto arrabbiato. Silvia Romano? Umanamente è incredibile quanto è accaduto a questa ragazza. La vicenda è stata politicizzata e in Italia esiste una destra estrema che ha alzato il confronto. A Milano è una minoranza, ma dietro l’odio c’è molto calcolo politico».

MILLE VITE – Oggi Massimo Moratti scollina i 75 anni e i ricordi pesano anche per uno come lui: «Se te ne cancelli uno, sei finito. Anche dai momenti difficili ho sempre saputo trarre valori molto utili, quindi non butto via niente. Invece vorrei rivivere gli anni di lavoro con mio padre e mio fratello. E le finali di coppa dei campioni di Vienna e Madrid».

INDUGI – Si parla anche di ripresa della Serie A, che nel frattempo attente una mano dalla politica per rimettersi in moto. Ma Moratti è piuttosto categorico: «Io la finirei qui. È pericoloso continuare, il filo dell’equilibrio è sottilissimo. Si siedano intorno a un tavolo, inizino a pensare alla prossima stagione e a come attutire lo stop di questa. Tentare di andare avanti mi sembra del tutto inutile».

E se Moratti tornasse presidente dell’Inter per un giorno? Chi compra? Chi vende? «Non mi permetto alcuna ingerenza. E Conte mi dà fiducia, Giocatori? Quelli come Lautaro Martinez, che sono bravi e che possono diventare bravissimi. Mi diverte, da lui ti aspetti sempre un colpo a sorpresa. Lionel Messi? Potevo prenderlo quando era molto giovane, ma il Barcellona lo stava aiutando a superare i problemi legati alla crescita. Pensai che era più opportuno per lui rimanere lì. Nuovo San Siro? Ho passato gran parte della mia vita in quello stadio, come vuole che mi senta. Sarebbe meglio non toccare niente».

Fonte: La Stampa – Paolo Brusorio


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