Mondo Inter

Moratti: “Inter, che ricordi! Addio Mourinho già a febbraio? Dico che…”

Massimo Moratti ha rilasciato un’intervista al “Quotidiano Sportivo”. Domani saranno dieci anni dalla conquista del Triplete in quella notte di Madrid. Si parla del 2010 dell’Inter, del rapporto con Mourinho, ma non solo. Ecco la prima parte

STORIA – Per Massimo Moratti quel 2010 dev’essere stato un’iniezione di adrenalina senza precedenti. Un’annata vissuta tutta d’un fiato, sulla quale ha avuto modo di voltarsi diverse volte, dopo aver lasciato l’Inter e tutto quel che ne consegue. Dopo aver compiuto 75 anni, e a poche ore dal decennale del Triplete, è difficile chiedergli cosa preferisce festeggiare: «In questo periodo arrivare a 75 anni è già difficile… ma sono due eventi belli allo stesso modo. La prima festa l’ho passata in famiglia, visti i tempi; per l’altra mi fa piacere che se ne parli ovunque. È un momento di felicità pensare a questo bel ricordo, dà una luce al passato ma pure al presente».

VALORI – Anche sul primo pensiero, legato alla notte di Madrid, Moratti si mantiene piuttosto vago: «La ricordo come una giornata di festa, anche prima della partita. Eravamo contenti di essere in finale. Coppa Italia e scudetto ci avevano regalato felicità e fiducia, poi José Mourinho, che conosceva bene l’avversario, ci diede sicurezza. Dopo Barcellona e quella sofferenza spaventosa, ci aspettavamo il premio. Nella vita non arriva sempre, ma prima o poi arriva. Tutti insieme vivemmo quella stagione molto intensamente. C’era competenza, senso di appartenenza e del dovere. E passione, valore aggiunto che portò all’anno perfetto».

STRATEGA – Quell’anno anche Mourinho sbagliò pochissimo sulla panchina dell’Inter, compattando il gruppo nelle straordinarie uscite comunicative. Da ‘zero tituli‘ al ‘rumore dei nemici‘: «Era un modo di dire per cementare il gruppo e un retaggio di quanto successo anni prima. Non avevamo molti amici intorno, ma quell’anno dipendeva solo da noi e dalle forze in campo dei nostri avversari. Ho sempre trovato Mourinho tempista nelle polemiche e le giustificavo perché servivano per dare una certa personalità alla squadra. Quello era il carattere di Mou, guai a fermarlo. Lui calcolava tutto e sapeva quando parlare in difesa della società».

ADDIO PREMATURO – Quasi nessuno ha digerito l’addio di Mourinho praticamente nel mezzo della festa. C’è anche chi dice che avesse l’accordo col Real Madrid già da febbraio: «Potrebbe anche essere vero – sostiene Moratti – io ho sempre pensato che facesse bene il suo lavoro anche se non ero sicuro di vincere. Chiaro che nell’ultimo periodo più si vinceva più si capiva che Mourinho potesse essere affascinato dall’idea di ottenere in Spagna i successi avuti con l’Inter… Ma non discussi mai dell’argomento: se fossimo entrati in contraddizione avremmo affrontato il finale con spirito diverso. Certo, a pensarci ora ha fatto davvero una cosa terribile».

SCELTE – Mourinho aveva espressamente richiesto due fedelissimi per la sua Inter: Deco e Ricardo Carvalho. Arrivarono Thiago Motta, Lucio e Diego Milito, ma fu un trionfo: «Beh, non prendemmo giocatori scarsi, arrivò pure Wesley Snejider. Mou aveva le sue idee, i portoghesi a me andavano bene, ma avevamo avuto qualche problema con Quaresma… Fu bravo Marco Branca a fare scelte indovinate, non sbagliammo nulla, neppure Goran Pandev che rese tantissimo… Ma bravissimo fu l’allenatore a valorizzare tutti i giocatori e a non contrastare la trattativa per la cessione di Zlatan Ibrahimovic».

Fonte: Quotidiano Sportivo – Giulio Mola

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