Milito: “Vi racconto i campioni del Triplete! Quell’Inter aveva tanti leader”

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16 Maggio 2020, 10:49
Diego Milito
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Dopo aver raccontato le premesse del glorioso Triplete dell’Inter, Diego Milito racconta gran parte dei campioni che costruirono quell’avventura: argentini, italiani brasiliani. Con tutti il Principe conserva gelosamente un ricordo speciale

UNITI – L’Inter del Triplete era forgiata nel carattere dei suoi uomini, guidati da un condottiero, José Mourinho, per cui avrebbero indossato l’elmetto e attraversato una trincea. Diego Milito si tuffa all’indietro: un salto facile in un passato glorioso. Di quei compagni conserva ancora un ricordo splendido: «Esteban Cambiasso è il compagno tatticamente più intelligente col quale abbia giocato. Era un allenatore in campo, vedeva il gioco prima degli altri. Conosceva la sua forza e le sue debolezze, e questo fa di un calciatore un grande calciatore. Sapeva di non essere veloce, di andare in difficoltà in campo aperto e perciò teneva sempre la squadra corta. In ritiro eravamo in camera insieme. Stavamo tutto il tempo a guardare la tv, film argentini, poi io mi addormentavounpo’ prima. Con lui e Zanetti ci spostavamo a bere il mate in camera di Samuel, perché era lui a prepararlo. Con Walter dormiva Goran Pandev, che si lamentava perché non lo lasciavamo riposare».

LA ROCCIA – Walter Samuel, appunto, forse uno dei migliori marcatori della storia del calcio: «Una delle migliori persone che ho conosciuto fuori dal campo, dotata di una bontà particolare. Ma in campo si trasformava: duro, grintoso, cattivo. Quante volte gli ho giocato contro, in Argentina o in allenamento, all’Inter e innazionale. Avevano ragione a chiamarlo “Il Muro”: tatticamente formidabile, per lui era una questione d’onore non far segnare l’attaccante».

DISTANTI – Quell’Inter aveva davvero un grande gruppo. Ma coniugare le esigenze dei senatori e dei giovanotti, di cui la squadra era comunque infarcita, non dev’essere stato facile: «No, si usciva insieme a cena. Certo, tra gli sposati con figli, com’ero io, era più facile combinare che con Mario Balotelli, per esempio. Lui era molto giovane, aveva giri diversi. Noi andavamo al ristorante, lui in discoteca. Ma eravamo davvero un gruppo formidabile e unito: ricordo le grigliate alla Pinetina a fine allenamento, tutti insieme, compresi gli italiani ed Eto’o, a fare sera mangiando e ridendo».

VELENI – Proprio Balotelli è finito al centro delle polemiche in quell’annata. Milito ne conserva un ricordo quasi paterno, come un po’ tutti i calciatori più esperti di quel gruppo: «Un ragazzino che sbagliava tante cose per via dell’età. Materazzi gli parlava tanto. Tutti gli parlavano tanto. Anche io: per consigliarlo, aiutarlo».

VERDEORO – Quell’Inter era anche piena di calciatori brasiliani: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Thiago Motta. Ovviamente Milito non risparmia complimenti: «Con Julio Cesar avevo un rapporto speciale. Abitavo in zona San Siro, lui stava al piano sopra al mio. Le nostre mogli erano amiche, andavamo al centro sportivo di Appiano Gentile insieme. Poi, certo, nelle partitelle erano sfottò: io gli dicevo in che maniera gli avrei fatto gol, lui rispondeva che me le avrebbe prese tutte. Mourinho? Lui sapeva come si guida una squadra simile: trovando un compromesso fra tutti per raggiungere l’obiettivo. Tirava fuori il meglio da ognuno, alternando bastonate e carezze. A me, in partita, ha anche urlato contro: sapeva che i rimproveri, anche quelli forti, gridati, mi caricavano a mille».

UOMINI – GRUPPO – L’anima italiana di quel gruppo erano Francesco Toldo e Marco Materazzi, che Milito ricorda così: «Fondamentali. Si diceva che quell’Inter era poco italiana, questo li faceva sentire ancora più importanti e coinvolti all’interno del gruppo. Matrix e Toldo ci tenevano allegri, erano dei leader in una squadra che ne aveva tanti, di leader. E altrettanti personaggi: Muntari, per esempio. Era davvero un tipo originale, e in allenamento picchiava come un fabbro. Samuel Eto’o? Sono orgoglioso di aver giocato insieme a lui. Io più attaccante d’area, lui capace di giocarmi vicino come, invece, più esterno, adattandosi anche al lavoro sporco. Per l’Inter si è messo a disposizione, sacrificandosi pure come terzino».

Fonte: SportWeek


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