Matteoli: «Eriksen cambiato come me all’Inter. All’inizio anche Platini faticò»

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18 Febbraio 2021, 21:53
Gianfranco Matteoli Gianfranco Matteoli
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Matteoli – ex centrocampista dell’Inter, oggi osservatore -, intervenuto sulle frequenze di “Radio Nerazzurra”, dice la sua sull’importanza del derby e sugli attuali centrocampisti della squadra di Conte. Il discorso non può non andare su Eriksen e sul “suo” Barella. A fine articolo è accessibile il contenuto audio dell’intervista a Matteoli

DERBY DAL SAPORE TRICOLORE – I ricordi di Gianfranco Matteoli sono legati a sfide stracittadine piuttosto importanti: «Erano qualcosa di particolare, specie quando arrivavi allo stadio. Magari non erano derby caldissimi come in altre parti d’Italia, ma poi in campo ne capivi l’importanza. Ricordo benissimo il derby vinto con l’inzuccata di Aldo Serena nel 1988/89. Partita particolare. Eravamo usciti dalla Coppa UEFA il mercoledì e siamo arrivati alla sfida carichi, consapevoli dell’importanza. Prestazione fantastica, la svolta del campionato. All’inizio c’erano situazioni particolari, anche i tedeschi dovevano ambientarsi… Poi creammo un gruppo eccezionale. Criticità all’inizio del percorso con Giovanni Trapattoni? Ci fu il periodo in cui si fecero male prima Karl-Heinz Rummenigge e poi Alessandro Altobelli. Secondo me, quell’anno, senza questi due infortuni, saremmo arrivati in fondo per lo scudetto. Due giocatori clamorosi, come se oggi ad Antonio Conte venissero a mancare sia Romelu Lukaku sia Lautaro Martinez».

CORSI E RICORSI STORICI – Parlando di centrocampisti interisti, Matteoli non può dribblare la domanda su Christian Eriksen: «Ho una mia idea. Io all’inizio ero trequartista, ma poi mi sono dovuto adattare a fare il regista perché il calcio cambia. E poi ho sempre fatto quel ruolo. A me da mezzala ha fatto una buona impressione. Eriksen è uno che sa giocare a calcio. Magari all’inizio, come accaduto anche a tanti altri giocatori, ha pagato l’ambientamento. Cito anche Michel Platini, che all’inizio fece fatica. Nicolò Barella non è altissimo, certo. Ma ha un motore da Ferrari. Per questo dico che l’importanza non è tanto il fisico ma l’avere forza nelle gambe. Io l’ho cresciuto nel Cagliari, nel Settore Giovanile. La prima volta che l’ho visto aveva 8 anni e ce lo portò lo zio, un amico di famiglia. Barella ha sempre giocato con i più grandi, le ha saltate tutte le categorie. Si vedeva fin da subito la grande personalità. Poi è migliorato e sta continuando a farlo. Scudetto? L’Inter deve temere solo sé stessa. Per me è la squadra più forte».




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