Materazzi: “2010 svoltato a Catania! A Milano tardi per colpa di Pandev”

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19 Maggio 2020, 16:31
Marco Materazzi
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Materazzi – protagonista odierno di “Letters to Inter” (vedi prima parte) – racconta alcuni episodi che hanno caratterizzato la sua carriera interista. In particolare quelli del trionfale 2010. Di seguito la seconda e ultima parte della sua lettera pubblicata sul sito della società nerazzurra

SEGRETI DEL TRIPLETE – Il momento clou dell’esperienza di Marco Materazzi all’Inter è stato senza dubbio nel 2010: “Sapete qual è stata la svolta, in quella stagione? La sconfitta per 3-1 a Catania. Ragazzi, sento ancora le urla di José [Mourinho, ndr], ci ha distrutti! Dovevamo andare a Londra per Chelsea-Inter, sapevamo che poteva finire tutto nel giro di qualche giorno. E invece… Un altro momento tostissimo è stato il 2-2 di Firenze. Però mentre tornavamo a Milano cercavamo una sfumatura di positività: «Dai che magari alla fine questo punto peserà». E sì, è pesato anche quello. A Barcellona ho rotto la panchina, ma giuro, non l’ho fatto apposta. Ho visto Lionel Messi accentrarsi, andare sul sinistro, far partire quel tiro: Julio [Cesar, ndr] è scattato come una molla, e io pure. Ho fatto un salto e dato una botta involontaria così forte… Roma, Lazio-Inter 0-2. Mentre la partita stava per finire mi si avvicina Mourinho: «Marco, ti va di giocare la finale di Coppa Italia?». Sorrido ancora al pensiero: c’era qualcuno che avrebbe risposto di no? Dopo il match ho iniziato un allenamento sul campo dell’Olimpico tra i più intensi della mia vita, la finale con la Roma ho iniziato a giocarla tre giorni prima… E che battaglia che è stata! E poi Madrid. Anche in questo caso Mourinho era stato chiaro nel spiegarmi che Ivan Cordoba era più adatto a subentrare contro il Barcellona, che avrebbe messo Bojan [Krkic, ndr] a partita in corso, mentre io dovevo tenermi pronto per il Bayern Monaco, con il possibile ingresso di Mario Gomez. Quindi sapevo che avrei giocato: 10 minuti, 1, 10 secondi. Non era importante quanto, era fondamentale però come ci siamo arrivati, tutti”.

FAME DI VITTORIE – Materazzi conclude la sua lettera ricordando tutti i trionfi ottenuti, ma anche quelli mancati: “Io volevo si chiudesse il cerchio, era come se il giro sulle montagne russe dovesse finire con l’evoluzione più bella. Mi chiedono sempre tutti di quella finta di Diego Milito, se la preparasse in allenamento: è semplice, Diego aveva quell’uncino… tu sapevi che ti avrebbe puntato e te l’avrebbe fatto, ma non gliela prendevi mai. La nostra gioia è stata anche e soprattutto quella di Massimo Moratti, felice come un bambino. E noi avevamo grande voglia di volare subito a Milano da voi, che ci aspettavate a San Siro, ma Goran Pandev all’anti-doping ci mise una vita… Quindi se avete aspettato fino all’alba, beh dovete prendervela con Goran! Vi avevo parlato delle lacrime: spesso i bambini piangono per la paura, prima di salire su una giostra che va a tutta velocità. Poi quando sono a bordo, non vogliono più scendere. Io ho vinto il Mondiale, che per me vale come 10 trofei. E con l’Inter ho vinto tutto. Ma il segreto è stato proprio quello di non accontentarmi. Ancora oggi ho il rammarico per quei cinque trofei che abbiamo lasciato per strada (le Coppe Italia, le Supercoppe Italiane, la Supercoppa Europea). E poi perché vincere per i nostri colori è la cosa più bella che ci sia. Io mi sono sempre sentito un tifoso dell’Inter, ho preso tutta la forza del popolo nerazzurro e ho provata a metterla in campo. Voi spesso mi ringraziate per i successi, ma sono io che ringrazio voi: per il vostro appoggio, per la vostra passione. È per voi che sono riuscito a realizzare i miei sogni, i vostri sogni.”

Fonte: Inter.it


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