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Marotta: «Barella campione, giusto gratificarlo! Scudetto? Temo due squadre»

Marotta è stato ospite del Festival dello Sport a Trento (vedi articolo). L’Amministratore Delegato dell’Inter ha parlato di diversi argomenti tra cui la proprietà, il rinnovo di Barella e il caso Icardi.

FUTURO – Giuseppe Marotta ha commentato la possibilità di un cambio di proprietà: «Sicuramente queste sono valutazioni che competono all’azionista, ma da uomo di calcio posso esprimere le mie valutazioni. La maggioranza dev’essere sempre di una proprietà o società, altrimenti ci sono delle ripercussioni sulla quotidianità. Vendere una minoranza ci può stare, ma non è il viatico migliore per risolvere i problemi. Un socio di minoranza dà solo una situazione momentanea di benessere. Questa la trovi solo se, al di là dell’aspetto finanziario, hai una solidità progettuale. C’è stato un cambio radicale del progetto e siamo stati bravi a ripartire. La cosa principale è il progetto. Quando avevamo Luciano Spalletti, che aveva un contratto, abbiamo costruito una squadra e una squadra vincente la costruisci conoscendo il futuro. Il merito va ascritto ad Antonio Conte, che ha portato valori importanti che rappresentano un patrimonio per noi. Sergio Marchionne diceva che un manager ha due grandi diritti: scegliere i valori della società e gli uomini con cui lavorare. Se hai queste possibilità l’aspetto economico-finanziario, e noi abbiamo avuto difficoltà l’anno scorso, puoi superarlo».

GUADAGNI – Marotta ha toccato l’argomento dei soldi nel calcio dopo la pandemia: «I giocatori guadagnano tanto, non sono abituati ai problemi della gestione familiare. Abbiamo affrontato questo dramma, siamo stati uno dei pochi club che hanno rispettato i contratti. Abbiamo pagato tutto, senza un euro di sconto, anche per le performance delle ultime due stagioni. Alla luce di questi due anni abbiamo ritenuto, dopo un cortese confronto coi calciatori, di non dover spingere su una cosa che non volevano fare».

ADEGUAMENTO – Marotta ha spiegato la situazione del rinnovo di Nicolò Barella: «Sicuramente è uno dei casi che da talento è diventato campione. Ho avuto la possibilità di avere a che fare con tanti talenti. Antonio Cassano tra virgolette è un fessacchione che da talento è rimasto tale e non è mai diventato campione. Non ho mai avuto giocatori potenzialmente più forti di lui, ma non ha mai accompagnato queste qualità a delle qualità umane come serietà e disciplina. Barella ha dimostrato tra Cagliari e Inter di affermarsi sempre più con continuità nelle sue performance, oggi ci troviamo davanti a un campione. Giusto gratificarlo economicamente per quello che ha fatto. Non è solo un rinnovo, è una gratificazione. Giusto compensarlo e adeguarlo alla fascia dei giocatori importanti nell’Inter. Sarebbe bello come capitano. Samir Handanovic ha la sua età, Barella è più giovane. La fascia non si regala, deve anche dimostrare di avere le capacità, le qualità professionali e umane per essere il leader. Un capitano deve essere un leader, Barella può cominciare a diventare il nostro».

VINCERE – Marotta ha parlato della lotta scudetto: «Temo sempre quelle squadre che hanno una cultura della vittoria più forte, Milan e Juventus. Il Napoli sta facendo bene ed è meritatamente davanti. Vincere è difficile e va oltre i valori che una squadra rappresenta e mette in pratica. Sono valori che acquisisci nel tempo, abituandoti a capire cosa significa raggiungere un obiettivo. Nel momento in cui parti per vincere, non è solo la scelta della squadra, ma devi saper cogliere tutti gli aspetti complementari. Se riesci a migliorare tutti gli aspetti complementari, dalla qualità dei terreni dove fai gli allenamenti all’aspetto medico, i fisioterapisti, i magazzinieri, fino all’alimentazione, sicuramente è più facile vincere».

DISCIPLINA – Marotta è tornato sul caso Mauro Icardi: «Non critico la gestione prima di me. Icardi era un grande talento che è diventato un ottimo giocatore. Probabilmente è stato investito di responsabilità quando non era nella capacità di poterlo svolgere, parlo della fascia da capitano. Ragazzo che si è sempre comportato bene, non ha creato dei grandissimi problemi. Poi le scelte sono state fatte su valutazioni differenti. Questo vale anche per Radja Nainggolan. Quando cerchi di identificare un percorso e scegli le persone, devi avere una visione molto precisa. La visione è fatta di responsabilità e disciplina. L’allenatore è il leader e fa valutazioni insieme alla società. La differenza tra gruppo e squadra è che la squadra deve avere degli obiettivi e dei valori da rispettare. Conte li ha interpretati nel migliore dei modi. È andato via, ma ci ha lasciato qualcosa di importante, sta a noi non perderlo. Il suo lavoro ha tracciato il solco. Abbiamo trovato un allenatore giovane con le stesse qualità. Alla base di ogni successo ci sono questi aspetti valutativi che sono imprescindibili».

RIVALI – Questa la ricostruzione di Marotta sul suo passaggio dalla Juventus all’Inter: «Mi sono meravigliato anche io perché è successo a velocità incredibile. Annuncio al sabato e il giorno dopo Steven Zhang mi ha mandato un piacevole messaggio invitandomi a un confronto. Mi ha preso in contropiede, in realtà avrei voluto riposare dopo otto anni di successi. C’è stata questa opportunità che ho colto immediatamente, perché l’Inter è una grande società. Lascio la Juventus ma trovo l’Inter e siamo alla pari. Sono due brand calcistici di grande valore. Mi sono buttato in questa realtà con le caratteristiche che mi porto dietro da quarant’anni. Arricchite sempre di più, ogni volta che facevo esperienze in un club. L’esperienza è importante, soprattutto nell’ambito professionale. Ho illustrato un progetto e la proprietà l’ha sposato. Sulla carta era difficile. Ci voleva coraggio per lasciare a casa Spalletti per sceglierne un altro. Normale che il derby d’Italia si porti dietro delle rivalità che partono dai tifosi. Non ho avuto difficoltà, sono una persona che entra subito in simbiosi. Ho avuto la facilità di trovare una società preparata, fatta di persone perbene che in quel momento avevano bisogno di stimoli vincenti e nuovi».

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