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Marini: «Nel 94 con l’Inter abbiamo scelto la Coppa UEFA! Oggi sono una bandiera»

Marini – ex Inter sia da centrocampista sia da allenatore -, intervenuto sulle frequenze di “Radio Nerazzurra”, si racconta nel giorno del suo 70esimo compleanno. Dai tempi di Bersellini fino alla Coppa UEFA, vent’anni a tinte nerazzurre che continuano ancora oggi. A fine articolo è accessibile il contenuto audio dell’intervista a Marini

BUON COMPLEANNO – Oggi Gianpiero Marini compie 70 anni e lo fa ricordando la sua carriera nerazzurra: «Il mio rapporto con l’Inter è iniziato nel 1975, quando fui acquistato dal Varese che militava in Serie A. E da lì ho cominciato la mia esperienza da giocatore insieme ai campioni notevoli tipo Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola e Mario Bertini, tanto per fare alcuni nomi. Erano un esempio per noi giovani. Eravamo abbagliati dalla loro personalità. Abbiamo preso esempio da loro. Erano dei professionisti seri, sempre i primi ad arrivare all’allenamento e gli ultimi ad andar via. Perciò dobbiamo ringraziare loro se siamo riusciti ad andare avanti».

MAESTRO BERSELLINI – Marini non ha dubbi su chi l’ha plasmato calcisticamente: «Eugenio Bersellini all’Inter ha cambiato radicalmente il modo di allenarsi. Ha preso la guida di una squadra giovane ed è riuscito a far diventare questi ragazzi giovani, in breve tempo, dei giocatori di spessore. Poi siamo riusciti a vincere un campionato, due Coppe Italia, un Mundialito per Club e ad avere sette giocatori in nazionale al Campionato del Mondo del 1982. Bersellini è stato veramente un innovatore, a mio giudizio. Per lui c’era il lavoro e basta. Lavoro, ritiro, lavoro. Adesso sarebbe inconcepibile un allenatore come Bersellini. Però, a mio giudizio, ha dato il là e ha trasformato tutta la struttura dell’Inter. La priorità per un calciatore è l’allenamento. Bersellini non tollerava distrazioni. Con Bersellini si cominciava al martedì fino alla domenica sempre concentrato. Allenamento e alimentazione giusta: era proprio un maniaco del lavoro! Non lasciava passare niente a nessuno. Al mio amico Evaristo Beccalossi, si rivolgeva spesso minacciandolo che, se non si fosse impegnato in allenamento, la domenica avrebbe giocato in porta. Lui si adeguò e, grazie anche a Bersellini, fece due-tre anni all’Inter in cui le persone venivano a San Siro per vedere esclusivamente Beccalossi».

ANNI INTERISTI – Sono tanti i momenti belli vissuti da Marini all’Inter: «Beh, sicuramente i periodi di Bersellini dal 1979 al 1982, quando abbiamo vinto tanto. E poi sicuramente il periodo che ho allenato anche il Settore Giovanile e anche quando abbiamo vinto la Coppa UEFA nel 1994. In quel periodo all’Inter c’erano parecchi giocatori infortunati, anche giocatori di peso tipo Riccardo Ferri, Alessandro Bianchi, Ruben Sosa e Nicola Berti. E perciò, quando presi io la squadra, era impensabile poter cercare di vincere il campionato e la Coppa UEFA. In campionato ormai eravamo dietro 10-11 punti, quindi abbiamo optato per la Coppa UEFA. Però, appena abbiamo recuperato gli infortunati, io ero convinto di vincere o quantomeno di giocarcela fino in fondo. Poi, dopo che abbiamo battuto il Borussia Dortmund, è stato tutto in discesa».

BANDIERA NERAZZURRA – Infine, Marini si auto-proclama: «Vesto spesso nerazzurro. Io sono rimasto vent’anni all’Inter, perciò come fai a non sentirti una bandiera? Sono orgoglioso di aver fatto vent’anni all’Inter. Ho avuto la fortuna di fare il calciatore e vincere. Ho conosciuto delle persone di spessore come il presidente Ernesto Pellegrini e il presidente Ivanoe Fraizzoli. Meglio di così! Ce l’ho nel cuore: è il mio amore. Essere interisti vuol dire parlare spesso dell’Inter. Guardare sempre partite dell’Inter, più che delle altre squadre. Essere documentato. Nella mia vita l’Inter ha dato tanto. Ho trascorso vent’anni con questo club e grazie all’Inter ho avuto la gloria e tutto. Troppo bello. Mi ritengo davvero fortunato».

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