Mancini: “Non bene all’Inter? Forse colpa mia, ma esperienza unica”

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19 Maggio 2020, 15:05
amantino mancini
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Amantino Mancini è stato l’ospite di oggi per “Casa Sky Sport”. L’ex attaccante dell’Inter ha raccontato diversi episodi della sua carriera che lo ha visto indossare anche la maglia della Roma

IL NOME MANCINI – Il nome Mancini è un soprannome, di cui l’ex Inter spiega il significato «In Brasile mansinho significa bambino mansueto, io da bambino ero molto tranquillo. Piano piano, quando ho iniziato a giocare a calcio in Brasile, sono andato in una squadra dove un allenatore mi diceva che mansinho, mansueto, per un calciatore non andava bene e quindi mi ha messo Mancini».

IL GOL DI TACCO – Mancini si presentò con un gol di tacco in un derby capitolino: «L’ho visto tante volte. E’ stato un gol importante, il mio primo in Italia, in un derby, non poteva esserci un inizio migliore».

IL PASSAGGIO VENEZIA-ROMA – Mancini arriva in Serie B col Venezia, squadra dove non ebbe fortuna per poi andare alla Roma: «Uno arriva dal Brasile a Venezia ed è stata molto dura. La Serie B in quel periodo era con troppe palle alte, è stato difficile, ma mi ha aiutato a imparare la lingua e capire il calcio italiano. Ho giocato pochissimo, ma mi è servito tanto per capire e adattarmi al calcio italiano. A Roma sono arrivato molto più maturo e mi ha aiutato tanto. Ricordo il primo giorno a Trigoria e Capello mi disse perché non giocavo a Venezia. Poi siamo partiti a fare la preparazione e dal primo giorno lui mi ha messo titolare e non sono uscito. Mi ha dato tanta fiducia, devo ringraziarlo per sempre per tutto quello che mi ha dato. Io da professionista ho sfruttato l’opportunità. Nella prima stagione ho fatto 8 gol e 15 assist, venendo come sconosciuto del Brasile che non giocava nel Venezia».

LA NOTTE DI LIONE E LA ROMA DI SPALLETTI – Mancini trovò una sua consacrazione in una notte di Champions contro il Lione con la Roma di Spalletti: «E’ stata veramente una notte splendida. Il Lione aveva una squadra molto forte. Ricordo la partita d’andata all’Olimpico dove siamo stati sfortunati, al ritorno fu una serata fantastica e sono riuscito a fare questo gol meraviglioso da brasiliano. Era una squadra molto forte, Spalletti un allenatore eccezionale, per me uno dei più forti con cui ho mai lavorato. Io voglio prendere l’esempio da Luciano, anche lui per me è stato molto importante. Faceva veramente piacere giocare in quella squadra, era molto forte, con giocatori di qualità e allenata benissimo. Bei tempi».

CAPELLO E LA JUVENTUS – Capello lo voleva alla Juventus: «Dopo il primo anno sì, mi voleva portare alla Juventus. Il primo anno non ci sarei andato, era la mia prima stagione con la Roma e volevo sfruttare quel momento. Poi la cosa non è andata alla fine».

CASSANO FUORICLASSE – Mancini ha giocato con Antonio Cassano alla Roma: «Cassano è un giocatore eccezionale. Ho giocato con altri giocatori fortissimi, ma Cassano era un fuoriclasse. Se avesse avuto il cervello più equilibrato sarebbe stato ancora più forte, è stato un piacere giocare con lui».

IL PRESTITO AL MILAN – Mancini andò in prestito al Milan da giocatore dell’Inter: «Io dopo che sono andato in prestito al Milan perché all’Inter non giocavo e mi sono infortunato subito restando due mesi fermo. Poi il prestito era fino a maggio quindi alla fine il Milan non ha voluto che rimanessi».

L’ESPERIENZA ALL’INTER – Mancini ricorda anche l’esperienza con la maglia dell’Inter: «L’Inter nel primo anno è andato bene, poi Mourinho ha cambiato sistema e mi ha tolt. E’ stata un’esperienza bellissima, l’Inter è una grande società, ringrazio il presidente Moratti. E’ così che va il calcio, magari in una squadra vai benissimo e in un’altra non riesci a giocare. Non è sempre colpa dell’allenatore, magari io non riuscivo ad essere al top. E’ stata un’esperienza unica, una grande piazza con due grandi club, ringrazio tanto Milan e Inter per questa esperienza».

SPALLETTI E CAPELLO – Mancini vuole diventare allenatore prendendo esempio dai due tecnici più importanti della sua carriera, Capello e Spalletti: «Luciano lo vedo più sul discorso tattico, è bravo, ti insegna il calcio e fa capire un sacco di cose. Durante gli allenamenti partecipa spesso, è uno che capisce, ha la sua flessibilità tattica. Voglio copiare quelle idee di Luciano che per me sul campo è il numero uno. Capello è un generale, tutti lo rispettavano, aveva una rosa con Cassano che ogni tanto sbroccava ma lui teneva la linea. Capello è uno che ha una presenza molto importante».

IL SOGNO ITALIA – Mancini ha sempre avuto il sogno di giocare in Italia: «Io ho sempre avuto il sogno di diventare calciatore. Andare poi in Italia, il calcio italiano era visto in tutto il Mondo, quando io in Brasile ero bambino guardavo il calcio italiano in Tv quindi avevo questo sogno. Io ho sempre voluto continuare a realizzare il mio sogno per fare la storia in un altro paese».

COME E’ CAMBIATA LA SERIE A – Secondo Mancini la Serie A è cambiata tanto dai suoi tempi: «E’ cambiata tanta. 15-20 anni fa la qualità tecnica delle squadre era superiore, era un calcio più competitivo. Anche le squadre di medio livello che giocavano a calcio vero, era difficile batterli. Oggi gli esterni dovrebbero puntare di più l’uomo, saltare, creare superiorità numerica. Oggi vogliono tutti la palla sul piede».

IL RAPPORTO DI MOURINHO – Mancini parla del rapporto con José Mourinho all’Inter: «Lui ha capito che in quel periodo non andava bene il 4-3-3 e ha fatto il 4-2-2 con Adriano e Ibra. Magari io in quel periodo non stavo bene ed è andata così. Lui riesce ad estrarre il meglio dai giocatori. Ricordo dopo una partita persa 3-0 che creò una polemica tranquilla, il giorno dopo nessuno parlava della partita, ma del suo comportamento. E’ una bravura dell’allenatore, togliere la responsabilità ai calciatori, in questo era molto bravo. E’ preparatissimo. Non fu lui a bloccare il mio trasferimento al Genoa, sono io che non ci son voluto andare».

IL GOL PIU’ BELLO – Infine Mancini parla del gol più bello della sua carriera: «Facile, il tacco nel derby. Gesto tecnico meraviglioso, assolutamente quel gol».


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