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Malagò: “Serie A dimostri di aver imparato la lezione. Servono idee chiare”

Il quotidiano “La Stampa” intervista il presidente del CONI Giovanni Malagò. La ripartenza della Serie A è l’argomento centrale della prima parte della chiacchierata (che potete trovare QUI). In questo secondo spezzone si parla delle necessità di riforma del calcio italiano

IMPARARE – La Serie A scalda i motori: a metà giugno si riparte con la Coppa Italia, poi via al campionato. Un parto lungo diversi mesi, con una pandemia di mezzo e ancora a far da cornice. I vertici del pallone si sono scontrati su tutto e Giovanni Malagò, presidente del CONI, non si estrae dalla lotta, ma spinge il mondo del calcio a non smarrire la via maestra: «Ripetiamo ormai quasi come un mantra che i club dovrebbero affrancarsi dalla dipendenza dai diritti tv e lavorare per gli stadi di proprietà. Il calcio dimostrerà di aver imparato qualcosa soltanto adoperandosi per questa seconda fase, se no potrebbe anche essere stato inutile questo periodo».

DISTACCO – Ci sono state delle proteste anche per la bozza di calendario (poi diventata definitiva per la Serie A, QUI i dettagli). Non un grande segnale secondo Malagò: «Niente di nuovo, conosco le conflittualità. Non mi sorprendo. Calcio come vaccino dei popoli? Tra i tanti vaccini ha la sua importanza. Ogni cosa che riparte fa bene al sistema, l’Italia ha bisogno di fiducia. In tribuna per Roma-Sampdoria? Magari mi verrà la voglia, ma in questo momento non ho lo stato d’animo per farlo. E non credo di essere un caso isolato».

SCENARI – Un mese fa Giovanni Malagò disse proprio al quotidiano “La Stampa” di non assegnare lo scudetto per rispetto verso la gente: «Alt. È il caso di spiegare. Allora aveva un senso non assegnare titoli. Dovesse riprendere la Serie A e poi rifermarsi, vediamo quante partite si saranno giocate e quale sarà la nuova situazione. La Ligue 1 ha rimpianti per essersi fermata? Questa è una lunga maratona, quello che si immaginava a febbraio era una cosa, ora abbiamo un altro scenario e magari tra due mesi un terzo ancora. Tra l’altro, uno può anche scegliere di andare avanti come ha deciso l’Uefa, ma l’importante è avere idee chiare». In ballo ci sono anche i Giochi Olimpici di Tokyo nel 2021:«Non rischiano. O si parte il 23 luglio, e si partirà, oppure non si faranno. Il Cio è stato perentorio».

Fonte: La Stampa

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