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Maicon: “Triplete Inter, il Barcellona era da ammazzare subito. In dieci…”

Maicon è stato intervistato da Sky Sport per lo speciale “Gli eroi del Triplete”. L’ex difensore brasiliano ha ricordato la cavalcata memorabile che ha portato a conquistare, nel giro di diciassette giorni fra il 5 e il 22 maggio 2010, Coppa Italia, Serie A e Champions League.

IL TRIONFODouglas Maicon ha un ricordo vivo dopo dieci anni: «La cosa più bella sicuramente è stata il momento che abbiamo vinto la Champions League con l’Inter. È stato un titolo importante, non solo per i giocatori ma per la società e principalmente per il presidente (Massimo Moratti, ndr). Lo voleva tanto e lui prima di tutto ha fatto il suo lavoro: questo è importantissimo per una squadra. Lui ha fatto il suo lavoro e noi abbiamo raggiunto questo traguardo. Rimpianti non ce ne sono, perché tutto quello che volevo realizzare l’ho fatto: sono contento della mia carriera».

L’ARRIVO – Maicon ricorda come fu il suo trasferimento all’Inter dal Monaco, avvenuto nel 2006: «Il primo contatto è stato fra il direttore Gabriele Oriali e il mio procuratore. Mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo andare all’Inter, poi anche Oriali se avevo voglia di indossare questa maglia. È stato bello, perché dalla prima chiamata sapevo che tutti mi volevano davvero. È stata proprio una cosa veloce, perché non c’era niente da fare: c’era solo da firmare e venire qui. Il mio obiettivo era indossare una maglia importante di una squadra in Europa, diventare un calciatore vero».

UN ORGOGLIO – Moratti resta una figura fondamentale per Maicon: «Sono contento di aver indossato questa maglia, ringrazio tutti quelli di questa società. Il presidente coccola i suoi ragazzi, dice le cose in faccia e questo è importantissimo per noi. Sarà l’unico presidente che l’Inter avrà, perché è unico. Quella squadra aveva tanti leader, ma la cosa più importante è che quando andava in campo ognuno lottava l’uno per l’altro. Questa era la forza di quella squadra, poi sappiamo che non bisogna essere amici di uno o dell’altro, ma l’importante è che quando si va in campo uno corre per l’altro. Questa era la forza di quella squadra».

LA PRODEZZA – Nella stagione del Triplete c’è un momento fondamentale: Inter-Juventus del 16 aprile 2010. Lì proprio Maicon sbloccò il risultato, con un gol indimenticabile: «Ne avevo un altro con il Brasile Under-23, ma il gol con la Juventus è stato il più bello della mia carriera. Era un momento importante del campionato, segnare a un portiere come Gianluigi Buffon non è da tutti. Segnare a uno come lui non era facile, è stato un bellissimo gol. Le cose devono venire perfette: il pallone che rimbalza, devi fare il pallonetto. Ci sono tanti dettagli che non ci pensi neanche, sono fortunato che sia andato tutto bene».

LA SVOLTA – Anche Maicon, come tanti altri suoi compagni dell’Inter 2009-2010, torna a novembre per vedere il cambio di rotta: «Per me, sicuramente, il momento più importante di quella Champions League è stato a Kiev, contro la Dinamo. Lì era proprio il cambiamento della stagione: se si perdeva sicuramente andavamo fuori dalla Champions League. C’era tempo brutto, i giocatori erano stanchi perché era quasi la fine dell’anno. È stato importante quel momento lì, poi sicuramente vincere in casa contro il Chelsea, dopo aver passato il girone, e vincere anche in casa loro ha dato una carica fortissima per andare fino alla fine».

LA DIFESA PERFETTA – L’Inter ha compiuto un miracolo il 28 aprile 2010, reggendo l’urto del Camp Nou. Maicon ricorda la mancata remuntada dei catalani: «Il Barcellona, se hai l’opportunità di vincere, lo devi ammazzare subito, perché possono cambiare tutta la partita con una giocata. Mi ricordo quando Thiago Motta è stato espulso: abbiamo parlato io, Lucio, Walter Samuel e Javier Zanetti, dicendo di dover dimostrare il nostro lavoro in difesa. Avendo perso un giocatore come Thiago Motta dovevamo fare in allenamento: abbiamo difeso bene, non c’era altro da fare, con Samuel Eto’o terzino destro e Goran Pandev terzino sinistro. Una sofferenza fino alla fine, con il gol annullato: proprio una semifinale di Champions League».

L’ULTIMO PASSAGGIO – Maicon passa alla finale di Madrid: «Per la gente fuori sembrava facile, dopo aver eliminato il Barcellona, battere il Bayern Monaco. Per noi era diverso, sapendo cosa avevano fatto negli anni scorsi e in quell’anno: anche loro potevano fare il Triplete. Era una partita difficile, l’abbiamo affrontata nel migliore dei modi ed è andata bene. Abbiamo fatto una partita perfetta, non abbiamo concesso quasi niente. Sulla prima palla del secondo tempo Julio César ha fatto una grandissima parata, non abbiamo subito quasi niente e poi Diego Milito ha fatto quel bellissimo gol. In quel momento della stagione lui ha fatto la differenza per l’Inter».

LA FESTA – Maicon chiude con le celebrazioni: «A Madrid ho portato tutta la famiglia, è stato un momento perfetto per tutti. Alla fine abbiamo vinto, ho portato i figli in campo e anche loro fanno parte di questa storia. Abbiamo meritato, perché abbiamo fatto una grandissima competizione. Vincere il Triplete non è facile, sono dei bei ricordi. Arrivi a fare una cosa del genere, in una società importante come l’Inter, e rimarrai nella storia per sempre. Quando vado in giro per la città la gente si ricorda sempre questi momenti, sono speciali e rimarranno per sempre. Il ritorno? Un ricordo bellissimo, sessantamila persone alle 6 del mattino a San Siro non è normale. Si vedeva che i tifosi dell’Inter erano fedeli ai giocatori: è stato proprio un regalo per tutti. Ognuno ha lavorato al meglio per entrare nella storia di questa società. Non ho nessun rimpianto, sono una persona fortunata».

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