Mondo Inter

Lukaku: “Inter, mi ispiro ad Adriano. Qui grazie a Conte. Lui e Mourinho…”

Qui la seconda parte dell’intervista concessa da Romelu Lukaku al “Corriere dello Sport”. I suoi idoli in nerazzurro, Ronaldo e Adriano, il primo impatto con Antonio Conte e il paragone con José Mourinho. La prima parte dell’intervista, dove il belga racconta il suo impatto con la Serie A e promette grandi traguardi all’Inter, potete trovarla qui

GIGANTE – Romelu Lukaku ha il carattere forte. Le critiche d’inizio stagione non lo hanno scalfito di un centimetro. Ha continuato a lavorare duro e ora sta raccogliendo i suoi frutti: “Mi sono infortunato nella prima settimana di allenamenti con il Manchester United e ho saltato tutta la preparazione. Non ho giocato neppure una partita durante la tournée in Asia. Inter e United stavano parlando del mio trasferimento ed anche per questo con i Red Devils non mi sono allenato molto. Correvo quaranta minuti sul campo da solo e poi rientravo negli spogliatoi. Quando sono arrivato all’Inter, sapevano di cosa avessi bisogno e mi hanno preparato delle schede di lavoro specifico per 2-3 settimane, sono migliorato giorno dopo giorno. Adesso posso dire di essere al 100%, ma non voglio fermarmi. Rapporto coi tifosi? Non mi aspettavo di diventare un beniamino così in fretta. Per me è importante il rispetto della gente, ma anche quello dei miei compagni. Quando sono arrivato anche se non capivo qualcosa chiedevo loro di parlarmi in italiano. In due-tre settimane ho imparato la vostra lingua. Mi ha aiutato ascoltare le telecronache delle partite di mio fratello, ma mi hanno aiutato soprattutto le motivazioni“.

PASSIONE – Sui suoi idoli della storia nerazzurra, Lukaku non ha dubbi: “Ho sempre avuto il desiderio di giocare nell’Inter. Non appena ho saputo che il club nerazzurro mi voleva, ho preso la mia decisione e l’ho detto al mio agente. Ero un grande tifoso di Adriano quando indossava questa maglia e lo ero anche di Ronaldo: ha segnato nella prima finale che ricordo di aver visto da bambino, quella di Coppa Uefa contro la Lazio nel 1998. Credo di assomigliare ad Adriano: anche lui era grande, grosso, veloce e mancino. Guardavo le sue partite con l’Inter e sognavo di essere come lui. Mi ricordo che contro l’Udinese fece un gol incredibile. Mi ero ripromesso che se un giorno avessi avuto l’opportunità di giocare in Italia sarebbe stato solo per l’Inter. Quello che ho voluto finora si è sempre verificato. Ringrazio Dio di avermi aiutato in tutto. Conte? Mi ha chiamato solo alla fine della trattativa, quando stavo per prendere l’aereo per Milano. Mi ha detto: ‘Preparati a lavorare’ e io gli ho risposto: ‘Nessun problema’. Sapevo che lui mi voleva perché ci eravamo parlati un po’ quando ci siamo incrociati a Singapore per Manchester-Inter. Non abbiamo scambiato molte parole perché in campo tutti ci guardavano e non volevamo alimentare le voci“.

IDILLIO – Il rapporto col tecnico leccese è apparso già solidissimo: “E’ uno che vuole vincere sempre, trasmette grandi motivazioni e prepara le partite alla perfezione. Mai vista una cosa così in tutta la mia carriera: quando vado in campo con lui, sono pronto per qualsiasi situazione. Non ne esiste una che può coglierci di sorpresa. Conte è un leader e noi giocatori lo seguiamo pensando solo alla squadra. Quando è contento te lo dice, ma se le cose non gli piacciono ed è arrabbiato non lo nasconde. Paragone con José Mourinho? Sono i due allenatori migliori che ho avuto: hanno le stesse caratteristiche anche se utilizzano sistemi di gioco diversi. Con entrambi credo di aver dato il meglio, perché se non lo fai, con loro è dura. Mou al Tottenham? Sono davvero felice per lui e credo che con José in panchina nei prossimi due anni il Tottenham vincerà qualcosa. In questa stagione magari porterà a casa una delle due coppe nazionali, mentre la prossima lotterà per conquistare la Premier. Perché? Perché Mourinho ha vinto ovunque. E’ un top coach, ha calciatori molto forti, uno stadio fantastico e tifosi caldi. Insomma, ci sono i presupposti per togliersi delle soddisfazioni. Anche Pochettino era bravo e preparato: è stato anche un po’ sfortunato e quando un tecnico viene licenziato ai giocatori dispiace sempre“.

Fonte: Il Corriere dello Sport – Pietro Guadagno – Andrea Ramazzotti

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