L’Inter è piena di problemi, la mano di Spalletti non si vede – CdS

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21 agosto 2018, 10:21

L’Inter esce dalla prima di campionato piena di problemi. Il “Corriere dello Sport” sottolinea che dai singoli alla squadra al timbro di Spalletti ai nerazzurri manca tutto.

COLLETTIVO DA MIGLIORARE – Nella prima Inter della stagione c’erano quattro giocatori nuovi, più di un terzo della squadra, ma la dierenza rispetto a un anno fa non è stata notata. Sembrava la stessa Inter sconclusionata e assonnata. Molti chiedono a questa squadra un miglioramento nei risultati, ma tutti, anche i non interisti, pretendono di vederla giocare senza più appassire. Di fronte al gioco del Sassuolo, l’Inter non ha mai trovato le coordinate e per un tempo intero si è smarrita nel palleggio stretto e rapido della squadra di De Zerbi. Da una parte c’era un collettivo che si muoveva unito e compatto, dall’altra un gruppo di giocatori che non si capivano.

SINGOLI INADEGUATI – In questo momento l’Inter è una squadra sbagliata. Dalbert non ha ancora capito da che parte si trova, Brozovic è fuori condizione, Vecino è un ottimo giocatore per squadre di medio livello e un giocatore medio per squadre con più alte ambizioni, Lautaro è rimasto colpito e stordito da tanta aggressività degli avversari, Politano è finito subito ai margini.

MANCA LA MANO DEL TECNICO – Quanto a Spalletti, fatichiamo a trovare una traccia del suo calcio in una squadra così scombinata, proprio come faticavamo nella stagione scorsa. Può darsi pure che la nostra considerazione nei confronti del tecnico, maturata dagli anni di Empoli, sia eccessiva, ma il suo timbro non c’è, non si vede. Tempi e spazi non tornano. Basta prendere l’azione che ha portato al rigore del Sassuolo per accorgersene. Quando Bourabia ha toccato la palla per Di Francesco, fra la linea difensiva e la linea di centrocampo dell’Inter c’era una distanza tale da permettere al portatore di palla di scegliere la soluzione migliore senza pressione: c’erano Boateng a sinistra lontano da De Vrij, Miranda staccato dietro, Dalbert lontano da Berardi che arrivava a destra, Borzovic già saltato. Insomma, il sistema difensivo a scatafascio. Non c’era controllo, non c’era organizzazione.

Alberto Polverosi – Il Corriere dello Sport






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