L’Inter aspetta un Eriksen diverso: il danese lavora su tre fronti – GdS

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2 Aprile 2020, 08:49
Eriksen
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“La Gazzetta dello Sport” sottolinea il cambiamento che l’Inter si aspetta da Eriksen, una volta trascorsa l’emergenza. Fino ad ora ci si è chiesti come i nerazzurri potesse adattarsi per consentire al danese di esprimersi al meglio. Ora il paradigma è invertito: Conte si aspetta passi decisivi di integrazione dal suo fuoriclasse

UN PASSO ALLA VOLTA – Dal giorno dell’arrivo di Christian Eriksen, dopo il legittimo entusiasmo, ci si è chiesti quasi sempre come la squadra potesse mettere il danese in condizione di dare il meglio: tempi di inserimento, minuti necessari, cambi possibili di modulo e metri di libertà di cui l’ex Spurs può approfittare. Riassunto: cosa l’Inter poteva fare per lui. Si è parlato meno, invece, di cosa Christian potesse fare per l’Inter. Tutti hanno abbastanza chiaro cosa può dare ai nerazzurri: meno limpida è la strada per arrivare a farlo. In realtà se all’esterno ci si attendeva che la squadra si adattasse al talento, all’interno del club erano già stati recapitati al giocatore messaggi di segno opposto. La filosofia del gruppo di Conte è chiara, il collettivo viene sempre prima.

ASPETTATIVE – Passate le legittime prime settimane di sballottamento, a Christian è stato chiesto di mettersi al passo. E lui, arrivato con entusiasmo, ha apparentemente recepito, mostrando disponibilità a cambiare regimi di allenamento, scegliendo Appiano Gentile per una parte della quarantena, sedendosi con la faccia giusta in panchina. Non basta, però. Al giocatore più pagato della rosa (con Romelu Lukaku) si può e si deve chiedere di più. Quando sarà ripartenza, ad Appiano si aspettano un altro Eriksen.

TRE OBIETTIVI – Per farlo il numero 24 nerazzurro dovrà svoltare sotto tre punti di vista: fisico, mentale, tattico. Il primo è il più immediato, sulla carta anche il più “semplice” da recuperare, ma condizionante per tutto il resto. A gennaio la forma del danese non era considerata all’altezza delle richieste da Conte e dal suo staff: si lavorava a un ricondizionamento. Lo stop ha complicato i piani, ma da un altro punto di vista può anche essere visto come un’opportunità, per Eriksen, per recuperare terreno e mettersi al passo dei compagni. Il lavoro ad Appiano in solitaria andava in questo senso. Una volta recuperata corsa e brillantezza, da affinare in situazioni di gioco, il passo successivo sarà proporsi, in partita così come in allenamento, con un altro spirito, più guerriero e combattivo.

ADATTARSI O MORIRE – Nessuno può pretendere un cambio di carattere e lo schivo Christian non può diventare l’esuberante centro del mondo che è Lukaku, ma in campo la sua maggiore qualità ed esperienza si deve sentire, e deve essere accompagnata da una voglia di primeggiare pari a quella dei “soldati” di Conte. Anche nel passato del giocatore in qualche occasione è stato necessario “allenare” questo spirito di competizione, ma alla fine la risposta è arrivata. Conte gli chiederà di inserirsi nell’idea di calcio che guida la squadra: un cambio repentino e definitivo di modulo non è in programma, il 3-5-2 resta saldo. E allora Eriksen dovrà imparare i compiti della mezzala, aumentando l’interdizione, aggiungendo qualche cambio di passo, partendo alcuni metri più indietro o muovendosi di più senza palla.

NUOVO ERIKSEN – Non gli si chiede di diventare Arturo Vidal, ma di essere Eriksen all’interno di una struttura rodata. Del resto parliamo di un giocatore intelligente, che nel tempo ha sempre aggiunto armi al suo bagaglio tecnico tattico. A 28 anni, all’inizio di un nuovo ciclo, può farlo ancora. Certo si tratta di un processo che richiederà, oltre che voglia e applicazione, anche tempo e adattamento. L’eventuale ripresa potrà essere frenetica e complessa, ma per la prossima stagione, da iniziare dal ritiro, la mutazione dovrà essere avvenuta. Così Eriksen potrà tramutarsi in “uomo scudetto”. E a quel punto potrà chiedersi cosa l’Inter può fare per lui: spazio fra le glorie del club, ad esempio.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Valerio Clari


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