La Serie A pensa a ripartire con ritiro permanente: due problemi – GdS

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15 Aprile 2020, 10:23
Serie A
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La “Gazzetta dello Sport” fa il punto sulla ripresa della Serie A. L’idea è di un ritiro permanente per le varie squadre.

PROPOSTA – Una bolla. Un ritiro permanente. Una lunga quarantena. In cui i calciatori, e tutto il gruppo di una squadra di calcio, vivrebbero in «luoghi chiusi» per evitare qualsiasi rischio di contagio. Era una delle proposte che la commissione medica della Federcalcio (integrata da un gruppo di scienziati di cui fa parte anche Walter Ricciardi dell’Oms, consigliere del ministro della salute Roberto Speranza) aveva inviato alle leghe e alle associazioni di calciatori, allenatori e arbitri per studiare le modalità per far ripartire il calcio. Prima con gli allenamenti. Poi, se si potrà e con tempi tutti da verificare, con le partite e la ripresa del campionato. Oggi, alle 10, la commissione torna a riunirsi, è arrivato il momento di tirare le somme.

RITIRO PERMAMENTE – Il ritiro permanente è lo scudo con cui la macchina potrebbe rimettersi in moto. Il centro di allenamento sarebbe la «casa» dove ricominciare. Partendo con esami specifici, allenamenti individuali o di piccoli gruppi con rispetto della distanza interpersonale. Praticamente azzerando i rapporti con l’esterno. Una soluzione che naturalmente non riguarderebbe solo i calciatori, ma tutti coloro che fanno parte del «gruppo squadra»: tecnici, medici, fisioterapisti, magazzinieri. Una settantina di persone per ogni club. Che praticamente vivrà insieme almeno nella prima fase. Oggi la commissione parlerà soprattutto della ripresa, il momento in cui ci si rivede, più avanti ci si porrà il problema dell’eventuale ripresa agonistica. La possibilità è che il ritiro si allunghi e comprenda anche la fase del ritorno alle partite.

DUE PROBLEMI – Rispetto a questo programma, però, ci sono almeno due problemi da affrontare. Il primo è la disponibilità dei test. L’umore della gente è nero, i numeri della tragedia sono ancora spietati, il calcio dovrà rientrare con intelligenza nelle giornate delle persone. Ed ecco il problema: il calciatore dovrà essere trattato allo stesso modo di un cittadino, fare i conti con i tamponi o i reagenti che ci sono, non avere trattamenti di favore. L’altro punto è proprio la disponibilità delle «case». La soluzione del ritiro permanente s’incaglia nel fatto che una metà dei club di A (e tutti quelli della B) non ha un centro di allenamento con foresteria. C’è quindi da cercare una soluzione non facile. Forse un protocollo alternativo. Insomma, il progetto «casa» è realistico solo per i campionati maggiori


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