La Lega Serie A non ci sta, pronto un messaggio al governo – CdS

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28 Aprile 2020, 09:54
Paolo Dal Pino presidente Lega Serie A
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Il “Corriere dello Sport” riporta che la Lega Serie A si prepara a rispondere agli “attacchi” del governo, chiedendo certezze.

RIUNIONE STRAORDINARIA – La Serie A non ci sta, si rivolta e studia le prossime mosse. Vuole date certe sia per gli allenamenti che per il campionato. Ieri sera c’è stato un consiglio informale, un’ora e un quarto di chiacchierata con il presidente Dal Pino, l’ad De Siervo, i consiglieri federali Marotta e Lotito, i consiglieri di Lega Antonello, Campoccia, Scaroni e Percassi più il membro indipendente Casasco. Idee molto chiare: la A ha chiesto una data certa per riaprire gli stabilimenti (i centri sportivi) e la produzione (gli allenamenti), ma anche per tornare in commercio (via alle partite). Come tutte le realtà industriali.

BISOGNO DI CERTEZZE – Riprendere le sedute individuali non basta. Anzi questa concessione da sola rischia di essere dannosa. Cosa succederebbe se le società facessero lavorare sul campo i calciatori, con tutte le spese necessarie per le norme mediche, per poi non ripartire? Sarebbe clamoroso anche perché dovrebbero pagare gli stipendi che in caso di chiusura del campionato non pagherebbero. Una doppia o tripla beffa.

MESSAGGIO CONGIUNTO – In Lega Serie A la voglia di tornare in campo è grande anche perchè tanti club rischiano il fallimento in modo concreto. In settimana i contatti tra i presidenti andranno avanti, ma la volontà è quella di riprendere. Il messaggio emerso dal consiglio di Lega potebbe rasformarsi oggi in un comunicato congiunto. A meno che non sia il governo a scrivere la parola fine. Non riprendere mentre altri campionati giocano sarebbe devastante. Ma anche proseguire nell’incertezza non è auspicabile. I calciatori con che testa lavorerebbero?

PROBLEMA POSSIBILE – Pensate a cosa potrebbe succedere se dopo aver ripreso gli allenamenti il campionato non fosse riavviato. A giugno le squadre dovrebbero mandare nuovamente in vacanza i propri calciatori per qualche settimana per poi richiamarli a luglio. E ricominciare una nuova preparazione. Un balletto insostenibile


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