La Lega Serie A cerca un’intesa sul nodo stipendi, tutti i problemi – CdS

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6 Aprile 2020, 10:33
Paolo Dal Pino presidente Lega Serie A
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Il “Corriere dello Sport” scrive che la Lega Serie A sta ancora cercando di fare fronte comune sulla questione stipendi. Diversi i nodi da sciogliere.

INTESA CERCASI – Da oggi si riparte. Con l’obiettivo di trovare, almeno in Lega, una linea unica che sarebbe utile per confrontarsi poi con l’Aic. L’assemblea dei club di A fissata per le 12 farà capire se le diverse visioni che i proprietari hanno sul taglio da dare agli stipendi dei calciatori porteranno almeno a un accordo di massima, a un documento comune. A loro volta, però, anche i giocatori pianificheranno in un consiglio direttivo informale (sarà preceduto da una video call delle calciatrici che parleranno della loro situazione) le loro mosse e la… controffensiva. Al momento di certo c’è che un’intesa sia sulla modalità di pagamento/congelamento delle mensilità sia sull’entità della sforbiciata agli ingaggi pare lontana anni luce. Altro che dare un segnale di unità al Paese…

DUE VERSIONI – I presidenti ripartiranno da venerdì e dalla loro assemblea nella quale il “modello Juventus” aveva riscosso consensi. Già, ma quale? Quello comunicato alla Borsa, cioè le quattro mensilità tagliate, oppure quello illustrato da Chiellini ai rappresentati Aic delle squadre di A: uno stipendio cancellato in caso di ripresa (uno e mezzo se non si tornerà a giocare), il resto della cifra spostata sulla prossima stagione? Facile immaginare che le società puntino sulla prima soluzione e che tanti l’abbiano addirittura presa come stella polare, mentre è inevitabile che gli spogliatoi gradiscano l’accordo raggiunto dai loro colleghi bianconeri.

PRESIDENTI IN DISACCORDO – Ma non è l’unico problema da affrontare in Lega. Anche l’intesa all’interno della categoria dei proprietari, però, è complicata. Perché ci sono quelli che parlano di un taglio del 10% della cifra lorda annua se si tornerà a giocare e del 20% in caso di stop definitivo, ma anche quelli più “radicali” che chiedono la cancellazione delle ultime quattro mensilità, da marzo a giugno, per arrivare magari a pagarne una soltanto se il campionato finirà qui.

QUESTIONE PAGAMENTI – Un discorso a parte lo merita la modalità di pagamento degli stipendi: la A ha chiesto il congelamento delle ultime quatro mensilità per poi trattare con calma la decurtazione, senza avere sulla testa la spada di Damocle della messa in mora e dello svincolo. L’Aic ha risposto proponendo il congelamento della mensilità di marzo il cui pagamento, ai fini dell’iscrizione dal prossimo campionato (domani tavolo tecnico sul tema; giovedì incontro delle componenti federali), sarà spostato dal Consiglio Federale al 30 giugno. Questo sulla carta non basta a mettere a riparo i club dal rischio della messa in mora da parte dei tesserati che non l’abbiano riscossa: i tempi tecnici per ottenere lo svincolo ci sarebbero, ma dall’Aic ritengono improbabile che qualcuno imboccherà questa strada. Il mancato congelamento per quattro mesi, sostengono, è frutto piuttosto della scarsa fiducia nei confronti di alcuni presidenti che non hanno pagato neppure febbraio (a quanto sembra manca addirittura gennaio…) e che dichiarano di considerare chiusa la stagione perché pensano a risparmiare e non a far ripartire il sistema.


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