Kondogbia: “Inter? Troppa pressione ma io poco professionale”

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2 febbraio 2018, 18:32
kondogbia

Intervistato ai microfoni di Sofoot, Geoffrey Kondogbia, centrocampista di proprietà dell’Inter ma in prestito con diritto di riscatto al Valencia, ha rilasciato alcune dichiarazioni parlando della sua esperienza in nerazzurro

“PER ME SFIDA INTER MILAN MAI VISTA” – Queste le parole riportate da “Calciomercato.com”: «L’errore più grande è stato quello di essere arrivato un po’ troppo rilassato. Non mi sono reso conto del baccano suscitato in Italia dal mio acquisto. Non ero pronto per tutto questo, non mi piace troppo questo genere di pressione. Non si erano mai viste Inter e Milan farsi battaglia per lo stesso giocatore straniero. Entrambi i club sono venuti a casa mia a Montecarlo per farmi firmare. Erano convinti che con me potevano vincere lo scudetto. Avrei dovuto capire che il mio acquisto avrebbe generato grandi attese. Ero il terzo calciatore più caro di sempre della storia dell’Inter, dopo Vieri e Crespo. Sono costato più di Ronaldo!».

SCARSA PROFESSIONALITÀ – «A Milano quando c’erano telecamere davanti al mio hotel non pensavo neppure fossero lì per me. In quella nuova vita avrei dovuto fare un salto di qualità a livello di esigenza verso me stesso. Per esempio: se l’allenamento è alle 11, un grande giocatore deve arrivare alle 10, oppure alle 9,30. Ecco, diciamo chiaramente che non sono stato un grande giocatore».

DE BOER – «Il cambio al 25esimo con de Boer? Sul momento mi ero innervosito e me ne andai direttamente nello spogliatoio. Poi una volta a casa mi ero tranquillizzato. Poi in conferenza stampa de Boer se ne uscì dicendo che non avevo seguito le sue indicazioni. La cosa mi fece arrabbiare. Di solito io rispetto le persone e non volevo litigarci. Il giorno dopo mi convocò per spiegarmi le ragioni delle sue dichiarazioni, ma gli dissi che non volevo saperne nulla e che non si vince se si criticano pubblicamente i propri giocatori. Dal momento del suo arrivo, de Boer ha mancato di umiltà nella gestione dello spogliatoio. È uno di quelli che un giorno ti stringe la mano e il giorno dopo ti ignora».







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