Juventus irritata, Marotta voleva solo il vantaggio delle porte chiuse – TS

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2 Marzo 2020, 09:54
Giuseppe Marotta
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Guido Vaciago su “Tuttosport” fa il punto della querelle su Juventus-Inter. I bianconeri sono irritati con Marotta, che puntava principalmente a mantenere il vantaggio delle porte chiuse.

AD ALL’ATTACCO – Marotta l’ha giocata eccome Juventus-Inter. Altro che domenica vuota: intensità massima ben oltre i novanta minuti, perché dalle dichiarazioni del presidente della Lega Paolo Dal Pino che lo smentivano e lo bacchettavano, poco prima delle 11 di ieri mattina, all’ultima telefonata della sera sono trascorse come minimo dodici ore di polemiche, interventi, botte e risposte.

BIANCONERI IRRITATI – La Juventus, intanto, osservava, leggeva e ascoltava con crescente irritazione le prese di posizione e le dichiarazioni del suo ex amministratore delegato. Perché alla Continassa non è proprio andato giù che Marotta abbia sparato concetti come «campionato falsato» e si ritenga la vittima della situazione, perché tutto quello che ha fatto è difendere con tutte le armi a sua disposizione la possibilità per l’Inter di sfruttare il vantaggio delle porte chiuse, derivato dalla drammatica situazione del Coronavirus. Il campionato, effettivamente, sarebbe stato anche falsato se una partita chiave per l’assegnazione dello scudetto si fosse disputata a porte chiuse, togliendo ai bianconeri il diritto di giocare con il proprio pubblico sugli spalti (come è accaduto in occasione di InterJuventus a San Siro, per intendersi).

OPZIONE LUNEDI’ – Tutto gira intorno alla telefonata di venerdì sera, nella quale De Siervo, per scongiurare la disputa del Derby d’Italia a porte chiuse (danno di immagine per il calcio italiano e diritto della Juventus non rispettato), ha proposto a Marotta di giocare lunedì sera, cioè questa sera. In quel caso, stando anche a quanto affermato dal governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio, si sarebbe potuto giocare, seppure con le limitazioni che caratterizzeranno Juventus-Milan di Coppa Italia, ovvero porte aperte, ma non ai residenti in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, più la provincia di Savona e quella di Pesaro e Urbino. Marotta non accetta la proposta di De Siervo, ritenendola irricevibile per due ragioni: si sarebbe dovuto spostare le semifinali di Coppa Italia con conseguente trattativa con la Rai e non sarebbero potuti andare a Torino i tifosi dell’Inter, per lo meno quelli residenti nelle tre regioni.

ASSEMBLEA NECESSARIA – Dalla Lega fanno notare che le semifinali si potevano spostare e che il problema dei tifosi dalla Lombardia lo avrebbe avuto anche la Juventus, che in quella regione ha quasi il 30% degli abbonati. Una battaglia di trincea, nella quale ognuno è rimasto per tutta la giornata, trascorsa fra l’intervento di Marotta a 90° Minuto e le controdeduzioni che arrivavano dalla Lega. Su un punto Marotta ha indubbiamente ragione: l’aver trasformato in rinvio quello che prima era porte chiuse è un principio che, se viene mantenuto per una questione di coerenza, rischia di mettere il campionato in un cul de sac, perché l’emergenza potrebbe durare più a lungo di un paio di settimane e presto finirebbero le date possibili per i rinvii. Tant’è che l’assemblea di Lega di mercoledì sarà animatissima e ricca di ipotesi.

SISTEMA DEBOLE – La parte debole della posizione di Marotta è che il suo rifiuto di giocare lunedì (e sembra anche mercoledì, come la Lega dice di aver proposto sabato) fa venire il sospetto che l’ad interista difendesse strenuamente la possibilità di sfruttare le porte chiuse, un indubbio vantaggio per la sua squadra (ed è facile immaginare sullo sfondo – pensando male alla Andreotti – un Antonio Conte nervoso sulla questione). Logico pensare che mentre lui cercava di giocare la partita domenica a porte chiuse, la Juventus cercasse di sventare l’ipotesi. Lunedì poteva essere un compromesso, ma la proposta è andata a vuoto. Marotta, ovviamente, rifiuta questa tesi. Contrattacca puntando sul fatto che nessuna proposta scritta è arrivata e affondando il colpo sulla gestione pasticciata della vicenda da parte della Lega che ha portato avanti le porte chiuse per tutta la settimana e ha fatto marcia indietro all’ultimo. L’impressione che se ne ricava, al termine di una giornata tesa e avvelenata, è di un calcio che nel momento dell’emergenza ha fatto esplodere tutta la mancanza di compattezza e l’inesistenza di un sistema. Pochi hanno pensato al bene della Serie A, quasi tutti al proprio interesse. Mentre intorno c’è un Paese che fronteggia un’emergenza vera.


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