Julio Cesar: “Inter, pentito solo di una cosa! Triplete? Un segnale su tutti”

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12 Settembre 2020, 18:32
Julio César Julio César
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Julio Cesar è il protagonista di Inter Calling Clubs, format in onda sul canale YouTube dell’Inter. Il portiere nerazzurro risponde alle domande dei tifosi, ripercorrendo la sua storia in nerazzurro. Di seguito le sue dichiarazioni

CARRIERA INASPETTATA Julio Cesar, grande protagonista dell’Inter del Triplete, ripercorre la sua storia in nerazzurro: «Se mi aspettavo di vincere così tanto? Sicuramente no perché quello che pensavo era dimostrare il mio potenziale. Il primo obiettivo era rimanere in squadra perché, parlando dell’Inter, era pieno di fuoriclasse e campioni e la mia prima preoccupazione era rimanere in rosa. Dopo di questo ogni cosa è accaduta in un modo che io nemmeno sognavo da piccolo. Sognavo di essere un portiere professionista ma non di vincere così tanto. La mia carriera è stata più di quello che sognavo, qui nell’Inter è stato uno dei miei migliori momenti. Quando inizi a vincere, ogni anno che veniva, volevo vincere sempre di più perché quando prendi gusto è normale».

ANEDDOTO – Julio Cesar prosegue svelando un aneddoto: «Quando abbiamo capito che potevamo fare il Triplete? Quando la Sampdoria ha battuto la Roma all’Olimpico, penso che lì abbiamo avuto un segnale diciamo. José Mourinho è stato un allenatore che ci ha sempre creduto tanto, è la sua forza. Al di là di essere un grande allenatore, era un grande motivatore. Una volta lui in una riunione ci disse che potevamo vincere tre  titoli su tre o due su tre oppure nessuno e ha fatto scegliere a noi. Ovviamente abbiamo scelto di vincere tre su tre, sapevamo che era dura ma le cose alla fine succedevano in modo positivo per noi e lì abbiamo capito che era possibile farlo. La vittoria contro la Roma in Coppa Italia ci ha dato ancora più forza».

Impossibile per Julio Cesar non elencare le sue parate migliori: «Sono state tante, la sensazione che un portiere può provare dopo una bella parata è che ci sono delle parate scudetto. Mi ricordo che nel mio periodo all’Inter ho fatto tante parate scudetto e quello che posso ricordarmi è che magari non sono state così belle ma sono state importanti. Nel primo anno di Mourinho ci sono state tante parate che alla fine hanno aiutato a ottenere i 3 punti: mi ricordo una su Inzaghi in un derby, a Bologna su un colpo di testa di Di Vaio. Il rigore contro l’Empoli a San Siro con l’Inter di Roberto Mancini. Anche il rigore su Ronaldinho e un colpo di testa di Xavi. Sono tante».

NUMERO – Julio Cesar si pente solo di una cosa: «Quando ho deciso di cambiare il numero di maglia? Non ho fatto bene. La 12 era una maglia a cui tenevo tanto, un numero che porto da tutta la vita. In quel momento Francesco Toldo aveva smesso e Paolo Orlandoni nello spogliatoio mi disse “Julio puoi prende la 1” e ho cambiato. Non mi sono pentito ma penso che dovevo rimanere con la 12: primo perché ho vissuto bei momenti con quella maglia e poi perché era un numero con cui i tifosi erano abituati a vedermi. La 1 è anche bella però secondo me oggi, facendo una riflessione, penso che non dovevo cambiare il numero».

UNIONE – Per finire, Julio Cesar risponde a una domanda “scomoda” con diplomazia: «Il più forte della rosa dell’Inter del Triplete? Per me è una cosa che viene insieme, ognuno ha dato il suo contributo. Io da portiere, Francesco (Toldo, ndr) anche se non giocava era molto forte nello spogliatoio. Ognuno ha contribuito a raggiungere l’obiettivo, sicuramente Diego Milito ha fatto qualcosa di straordinario segnando quattro gol in tre finali ma la persona più importante è stato Mourinho, perché gestire una rosa come la nostra, con diversi campioni di differente cultura, non è facile. Lui era tosto, intelligente e secondo me è stato importante perché ha fatto credere a ognuno di noi di essere il più forte al mondo. È chiaro che in campo siamo riusciti a mettere ognuno il meglio di sé per vincere e per entrare nella storia del club».


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