Inter-Sassuolo, il clima perfetto degli 11mila bambini ieri sera a San Siro

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20 gennaio 2019, 11:37
Stadio Meazza San Siro

L’edizione odierna della “Gazzetta dello Sport” racconta la bella atmosfera creata dai bambini, i soli autorizzati assieme ai loro accompagnatori ad entrare per tifare a San Siro durante Inter-Sassuolo.

SENZA VELENI – «I bambini ci guardano? Meglio di no, a volte, anche se alla fine immaginarli fuori dal mondo è utopia e si sa che episodi spiacevoli accadono nei campionati dei piccoli e non soltanto per colpa dei genitori. Ma a San Siro i bimbi si comportano bene, fanno quello che si ci aspetta da loro: tifano per tutte le squadre, urlano e ridono. Riempiono il silenzio senza veleni. Sventolano le sciarpe. Dicono «guarda, io vorrei essere come Icardi, studierò per diventare così. Ricordano il balletto di Boateng perché forse qualche anno fa lo ha visto la mamma e qualcosa ha raccontato, e in fondo non ci poteva essere giocatore migliore di Boateng per dare un senso agli spazi vuoti di San Siro. Uno che ha lottato contro il razzismo che è uscito dal campo, che ha parlato alle Nazioni Unite».

IL BUU DEI BUONI – «Il Boa è uno showman e un uomo con delle opinioni forti: non capita tutti i giorni in questo calcio omologato. Ma non tutti i bambini lo sanno: loro vedono San Siro enorme, una cattedrale senza i suoi fedeli, senza gli striscioni, senza le insegne guerriere e chissà che non sia meglio. L’Inter ha risposto alla squalifica in linea con la sua storia: ecco il Buu dei buoni, lo slogan Brothers Universally United, le spillette da distribuire, l’idea che forse si potrà passare oltre quella serata orrenda, perché nella storia nerazzurra ci sono iniziative di qualità. In mezzo al campo, prima del fischio d’inizio, la scritta Fratelli del mondo dal 1908. Ma una cosa è il club una cosa la curva ora deserta. La storia è dominata dal caso e il caso colpisce dove vuole. Il 26 dicembre ha colpito l’Inter e queste migliaia di bambini sono chiamati a medicare le ferite».

TIFO SIA PER INTER CHE PER SASSUOLO – «Sono timidi all’inizio. Ci vuole tempo per scatenare i primi cori e la cosa migliore è che arrivano incoraggiamenti per l’Inter ma anche per il Sassuolo. Non si sentono parolacce, fischi, non si percepiscono malumori. I bambini sono arrivati in gruppi come gli atleti alle Olimpiadi, sono controllati dagli accompagnatori, adesso è tutto bello l’eco che si sente nello stadio vuoto, le voci giovani, rallegria di chi magari non è mai stato a San Siro prima e non vedeva l’ora di poterlo fare, al primo anello poi, che meraviglia. Esperimento riuscito, è stato come vedere i fiori in una serra. Sperando che non diventino piante carnivore, dando un’occhiata al resto del mondo».

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