Inter, alla ripresa Eriksen parte dietro Sensi: Conte vuole educarlo – GdS

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19 Aprile 2020, 09:19
eriksen
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“La Gazzetta dello Sport”, in un lungo pezzo di Luigi Garlando, ripercorre il passato recente di Eriksen al Tottenham. Poi paragona l’inserimento del danese ai meccanismi complessi che dettarono legge nelle gerarchi della Juventus di Conte. Il tecnico, nonostate potrebbe preferirgli Sensi inizialmente, sta lavorando sia sul calciatore, che sull’orchestra intorno a lui

FUORICLASSE – Dare ad Antonio Conte un centrocampista che non fa la fase difensiva è come mettere una chianina nel piatto di un vegetariano. Il primo passo, per capire Christian Eriksen, è andare oltre l’immagine sbiadita lasciata nelle ultime partite: è un grande giocatore. Dal 2013, quando arrivò al Tottenham, ad oggi è il giocatore che in Premier League ha fatto più assist, più gol da fuori, più su punizione e che ha creato più occasioni. Nella storia degli Spurs solo tre giocatori hanno preso parte attiva in un gol più di Eriksen (113): Robbie Keane (115), Teddy Sheringham (141) e Harry Kane (156). È il secondo di sempre per numero di assist (62) dietro a Darren Anderton (68) e il primo assoluto per gol da fuori (23) e punizioni (8).

DESTINI INCROCIATI – Insomma, non stiamo parlando di un giocatore normale e neppure di preistoria. Nel 2017-18, solo due stagioni fa, Eriksen ha giocato 37 partite da titolare in doppia cifra (10 gol). Nella stagione scorsa 35 con 8 gol. Ha 28 anni. Ecco perché acquistarlo per 20 milioni è stata una buona occasione, colta a prescindere da Arturo Vidal che sembrava raggiungibile e poi è evaporato dopo il cambio di allenatore al Barcellona. Ma Eriksen non è arrivato in sostituzione del cileno. Sono giocatori diversi e storie diverse, parallele. Avrebbero anche potuto arrivare insieme. Ma se il danese non è il Vidal che serviva, cioè l’incursore di gamba e di gol, capace di mordere in pressing senza palla, per rendere ancora più aggressivo e fisico il 3-5-2, cosa intende farne Conte? Qual è il ruolo ideale di Eriksen?

MALLEABILE – Anche nelle 20 partite di Premier giocate in questa stagione, ha confermato la sua duttilità. La posizione più ricoperta (5 volte) è stata quella al centro del tridente creativo, nel 4-2-3-1 di José Mourinho. Per 4 volte ha occupato la casella esterna e una quella di mediano. Ma ha lavorato anche in fascia nel 4-4-2 e nel 4-3-3 e una volta, contro il Norwich, ha giocato interno sinistro in un 3-5-2 molto contiano. Però la trequarti resta la sua zona di caccia preferita, meglio se defilato a sinistra per armare il destro. Il problema non è geografico, ma di motore. Nella prima parte di stagione, complice anche un pallido feeling con Mou e le conseguenti 10 panchine su 20 presenze in campionato, il danese, abituato a una titolarità indiscussa, si è sgonfiato atleticamente.

LIBERTÀ – Le statistiche lo certificano: in quelle 20 presenze, solo 2 assist e 2 gol, ma soprattutto: nessun dribbling. È il ritratto del fantasista dal tocco elegante, ma senza gambe e senza corsa che abbiamo osservato nelle rare apparizioni nerazzurre. Un handicap atletico che nel gioco di Conte risalta ancora di più. Nel 4-2-3-1 di Mou i due mediani muscolari (Erik Dier, Moussa Sissoko o Harry Winks) restano piantati dietro e perciò gli attaccanti, per non allungare la squadra, si ritirano senza palla più che pressare. Per Conte invece l’aggressione alta è Vangelo e i suoi centrocampisti sono chiamati a sostenere la prima aggressione delle punte e a spingere al massimo nelle due fasi.

ALTI E BASSI – Per l’esordio in nerazzurro, a Udine, il tecnico, complice l’emergenza, ha apparecchiato un 3-4-1-2 per consentire a Eriksen di abitare il monolocale da trequartista, senza brillare. E quando si è trovato a recitare da interno nel 3-5-2, con troppo campo da scalare, è andata anche peggio, così che la partita chiave con la Lazio l’ha iniziata in panchina. Lo ritroveremo riserva anche alla ripresa del campionato. Non per una bocciatura. Conte ha riportato l’aereo nell’hangar della Pinetina per lavorarci sopra e adeguarlo ai parametri del calcio italiano.

MECCANISMI – Eriksen potrà tornare a volare quando avrà nel motore l’intensità d’azione che richiede il nostro campionato (e ancora di
più il calcio di Conte) e quando avrà le conoscenze per rendersi utile senza palla. La rieducazione durerà fino al prossimo campionato. Solo allora vedremo l’Eriksen di Conte. Se c’è uno specialista in queste operazioni è proprio Antonio. Alla sua prima Juventus, frenò l’inserimento di Vidal finché vigeva il 4-2-4, lo fece debuttare col 4- 3-3 per poi farlo esplodere con il 3-5-2. Cucinò con calma anche il lancio di Paul Pogba che poi preferì a Claudio Marchisio senza problemi. Farà lo stesso anche con Eriksen: pazienza e lavoro. Ma non vuol dire tenerlo chiuso nell’hangar.

JOLLY – Per ora darà il cambio a Stefano Sensi e nei finali di partita metterà a disposizione la sua arte sulla trequarti e nei calci da fermo che può spendere anche in condizione precaria, come ha dimostrato col Ludogorets. In un contesto di stanchezza, afa e partite ravvicinate, la magia tecnica del danese può spaccare. Eriksen può essere il Paulo Dybala di Conte. In futuro sarà di più. Se avrà assorbito l’intensità che serve, immetterà qualità mel 3- 5-2. Altrimenti Conte avrà il tempo per costruire attorno alla sua eccellenza tecnica un’Inter diversa, come fece con Andrea Pirlo che decollò quando si ritrovò spalleggiato dai due mediani nel 3- 5-2. Per Eriksen potrebbe mettere apunto il 3-4-1-2, abbozzato in tutta fretta a Udine. Ma a quel punto sarebbe un trequartista dinamico e intenso, quasi alla Vidal. In un modo o nell’altro, comunque Conte ci conta.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Luigi Garlando


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