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Ince: «Ero con Giggs quando mi hanno ceduto all’Inter. OK dopo 7-8 mesi»

Ince ha lasciato un bel ricordo a tutti i tifosi dell’Inter. L’ex centrocampista inglese ha toccato temi importanti come il razzismo e l’adattamento alla cultura italiana. Inoltre, ha raccontato alcuni retroscena del momento in cui gli è stata comunicata la cessione. Di seguito il secondo e ultimo estratto della sua intervista a Sky Sports (vedi primo estratto)

CULTURA DEL RAZZISMO – L’avventura italiana di Paul Ince porta con sé una macchia indelebile: «Il razzismo non era qualcosa che mi avrebbe dissuaso da quella che era la mia missione all’Inter. In Italia per cultura pensavano che fosse giusto urlare insulti razzisti ai giocatori neri. Ma il fatto è che stavano arrivando sempre più giocatori neri in Serie A, quindi abbiamo percepito che fosse qualcosa che doveva essere fermata. Le scuse del Sindaco di Cremona? È stato carino da parte sua ma non ci sono più tornato, ovviamente. È triste che stia succedendo ancora. Non credo che in Italia abbiano intrapreso i passi che abbiamo fatto in Inghilterra per scoraggiare questo tipo di cose».

ITALIA ALL’IMPROVVISO – Ince ha lasciato il Manchester United praticamente senza preavviso: «Stavo giocando a golf con Ryan Giggs presso il Mottram Hall. Ero alla sedicesima buca ed eravamo uno contro uno, quindi stavo benissimo. Poi ho ricevuto una telefonata da Sir Alex Ferguson, che mi ha detto che era al golf club. È stato come quando l’insegnante dice che devi andare a vedere il preside e pensi: “Cosa ho fatto?”. Sono salito in macchina per andare alla clubhouse ed è stato allora che mi ha detto che aveva accettato l’offerta dell’Inter. È andata proprio così. Non dovevo andare ma ho sentito dire che, quando un club accetta un’offerta per te, significa che devi andare. Ferguson ha detto che non voleva che me ne andassi. Gli ho detto: “Nessuna mancanza di rispetto. Qui ho quattro italiani che mi stanno aspettando per firmare e adesso mi stai dicendo che vuoi che rimanga?”. Gli ho augurato buona fortuna. Ho messo giù il telefono, sono andato lì e ho firmato. Un minuto dopo ero in Italia!».

PESCE FUOR D’ACQUA – L’esperienza italiana di Ince fuori dal campo non è stata per niente facile: «Quando vai in certi club in Italia sei impegnato 24 ore al giorno. All’inizio è stata dura per mia moglie e mio figlio. Essere soli in un paese straniero quando non capisci la lingua non è facile. È stata dura. Non sono mai andato a scuola, quindi è stato difficile per me riprenderlo. Ma una volta che ho imparato le basi e ho iniziato a parlare con i miei compagni di squadra, ero sempre più fluido. Ho avuto la fortuna di avere un compagno di squadra, Massimo Paganin, che era il mio migliore amico in Italia e parlava un inglese fluente. Per questo era il mio compagno di stanza. Ciò mi ha aiutato tantissimo. Se vuoi immergerti nella loro cultura devi imparare la lingua, quindi ci sono voluti circa sette-otto mesi. Mi sono sentito abbastanza benvoluto».

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