Iachini: “Ricordo quando lanciai Nainggolan, si vedevano le sue qualità”

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25 giugno 2018, 15:13

Tuttosport ha intervistato Beppe Iachini, l’allenatore che per primo lanciò in Italia Radja Nainggolan, quando il futuro giocatore dell’Inter era solo una giovane promessa del Piacenza

Iachini, cosa ricorda di quel giovane centrocampista che stava emergendo nelle giovanili del Piacenza?- “Faceva già intravedere ottime qualità. Giocava da trequartista nel 4-2-3-1 della primavera del Piacenza. Curiosamente la stessa posizione che andrà a occupare nell’Inter. Lo osservavo nelle partitelle con le formazioni del vivaio durante la settimana già nella stagione precedente a quella del debutto in prima squadra. Io lo utilizzavo da interno oppure da centrale in mezzo al campo perché giocavo con il 4-3-3. Faceva presagire una carriera importante e decisi di lanciarlo”.

Cosa la colpì in particolare?- “Lasciava intravedere tecnica, personalità, gran piede e tiro. Aveva un notevole senso dell’inserimento. Mi piacevano le sue “imbucate”. Aveva personalità, non aveva timore, era sfrontato”.

Si riferisce al suo carattere che ogni tanto, negli anni successivi, lo ha portato a qualche uscita sopra le righe?- “No, anzi. Era piuttosto chiuso. Parlava poco, è estroso ma è un ragazzo molto buono”.

Qualche compagno lo aveva preso sotto la sua ala protettiva?- “Mi vengono in mente due nome. Antonio Nocerino, anche lui all’epoca giovane centrocampista emergente, e Gigi Riccio, mediano e capitano di quella squadra e adesso vice di Gattuso al Milan”.

Ora si potranno ritrovare da avversari nel derby di Milano- “Sì, e Radja non è l’unico giocatore di questa Inter che ho contribuito a lanciare. E’ successa la stessa cosa con Icardi alla Sampdoria ed Eder al Brescia, alla sua prima stagione da protagonista in Serie A”.

Nainggolan è un grande colpo per l’Inter?- “Direi proprio di sì. E’ un grande giocatore: ha qualità e personalità e conosce bene Spalletti. E’ un vantaggio importante, Radja sa già cosa l’allenatore vuole da lui a livello di movimenti”.

Siete rimasti in contatto dopo gli anni di Piacenza?- “Sì, ogni volta che ci incontriamo da avversari nelle partite di Serie A mi saluta con affetto e mi regala sempre la maglia”.

Cosa crede di avergli lasciato in eredità con gli insegnamenti di inizio carriera- “Questo bisognerebbe chiederlo a lui. Credo soprattutto di avere migliorato le sue doti di smarcamento, i movimento tra le linee e la capacità di gestire il pallone spalle alla porta. E credo che si ricordi con piacere di me perché Piacenza è stato il suo trampolino. Merito anche del DS del Piacenza di quegli anni, Renzo Castagnini che era un grande estimatore. Ha avuto ragione perché Nainggolan ha fatto una grande carriera”.







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