I (tanti) dubbi della Serie A: tamponi, nuovi positivi e trasferte – GdS

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10 Maggio 2020, 08:55
Stadio San Paolo Napoli
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Oggi si riunisce il Comitato Tecnico-Scientifico del governo per definire il protocollo per gli allenamenti collettivi (QUI i dettagli). Poi, in settimana, incontro tra i vertici dello sport e dell’Esecutivo per trovare la quadra. Ma la Serie A conserva ancora numerosi dubbi

CAUTELA – C’è una ventata di ottimismo sulla ripresa della Serie A, ma nessuno intende farsi troppe illusioni. In primis perché l’equilibrio di intenti, fra gli attori in gioco, è molto delicato. E poi perché le problematiche persistono. Alcune vanno risolte subito, altre potrebbero presentare il conto nelle vicinanze del traguardo.

NODO TAMPONI –  Ci sono per tutti e quante volte andranno fatti? Aspettando che il ministero dello Sport scriva il protocollo sugli allenamenti di squadra, sulla base delle valutazioni del Comitato tecnico-scientifico, una delle questioni più dibattute riguarda proprio i tamponi e i test sierologici. Le squadre di Serie A, tornate in campo per gli allenamenti individual,i hanno già sottoposto a tampone i giocatori. Ma in Lombardia per ora non c’è grande disponibilità. Tanto che l’Inter li ha potuti fare solo alla rosa e alla parte di staff che ha più responsabilità nella ripresa atletica. Ma non ad Antonio Conte. Nel giro di pochi giorni il problema dovrebbe essere superato. Gabriele Gravina, numero uno della FIGC, non vuole corsie preferenziali, ma solo la ripetizione dei test può ridurre i rischi.

NUOVE POSITIVITÀ – Se un giocatore viene contagiato, che cosa succede? Tanto per cominciare non sarà seguito il modello Bundesliga, che non considera automatica la quarantena della squadra in caso di positività di un giocatore. Il Comitato tecnico-scientifico non transige su questo punto: chi è positivo va in quarantena per due settimane, così come chi è entrato in contatto con il contagiato (anche gli avversari, per esempio). Insomma, un positivo fermerebbe tutta la ripartenza, visto che la Serie A dovrebbe finire entro il 2 agosto come previsto dalla Uefa. Da definire resta il caso in cui sia positivo, per esempio, un magazziniere. In questo caso tutto il blocco squadra farebbe la quarantena?

RITIRI – L’idea del ritiro permanente in caso di ripresa della Serie A non sembra più percorribile. Pensare di tenere isolati per due mesi giocatori, staff tecnico, medici, fisioterapisti, magazzinieri è impossibile. A questo punto si va sempre di più verso un ritiro blindato che duri soltanto 15 giorni, tentando di avvicinarsi al rischio zero e affidandosi al buon senso dei giocatori e di tutte le altre persone che gravitano attorno alle squadre. Tra una partita e l’altra tutti dovranno ridurre al massimo i contatti sociali extra-famiglia. Visto che la clausura sarà soltanto un ricordo a quel punto sarebbe necessario moltiplicare i test per evitare che un eventuale contagiato possa non essere scoperto.

TRASFERTE – I trasferimenti delle squadre di Serie A rappresentano un altro fattore di rischio. Per questo motivo ogni viaggio dovrà essere in un certo senso sterilizzato, limitando o se possibile eliminando i contatti con il mondo esterno. I club tra le condizioni per la ripartenza hanno chiesto garanzie sulle misure di sicurezza negli spostamenti nel territorio italiano. Una risposta certa non c’è ancora. In ogni caso,  si preferirà far muovere le squadre sui pullman ufficiali, più facilmente gestibili rispetto ai treni per esempio. In caso di voli charter, qualora si decidesse di giocare la ripresa su tutto il territorio nazionale, sarà fondamentale la sanificazione degli aeromobili.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Carlo Angioni


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