I (tanti) dubbi della Serie A: le partite al Nord e la tutela dei calciatori – GdS

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10 Maggio 2020, 09:11
Stadio Tardini Parma
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Oggi si riunisce il Comitato Tecnico-Scientifico del governo per definire il protocollo per gli allenamenti collettivi (QUI i dettagli). Poi, in settimana, incontro tra i vertici dello sport e dell’Esecutivo per trovare la quadra. La Serie A conserva ancora numerosi dubbi su tamponi, nuove positività e non solo

DOVE? – Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora qualche giorno fa ha ribadito che se ci sarà la ripresa, si giocherà al 100% a porte chiuse. Si era capito da tempo, ma i club non sanno ancora dove si giocherà. Gli stadi di casa non si toccano? Si va in campo neutro? L’idea di finire il campionato lontano dalle zone più colpite dal coronavirus resta in piedi. Un minitorneo da giocare solo dentro stadi del Centro-Sud fa ancora breccia in qualche esponente politico, mentre per i club la soluzione di non giocare al Nord non è di facile attuazione. Su questo tema, comunque, la Lega Serie A ha chiesto al Governo e alla Figc massima chiarezza.

TUTELA – L’Inail ha stabilito che il Covid-19 è da considerare una malattia del lavoro e nella tabella delle categorie con maggiore rischio ha inserito tutti “gli atleti professionisti”, parificati a operatori sanitari, forze dell’ordine e farmacisti. Questa condizione fa crescere le responsabilità delle società di Serie A, che difficilmente potrebbero dimostrare di non avere nulla a che fare con la positività di un giocatore e sarebbero quindi tenute al risarcimento degli eventuali danni. Al momento si sta studiando un meccanismo che possa far stare tranquilli i medici sociali, una sorta di assicurazione sui contagi. In Premier League proprio i medici dei club hanno chiesto una copertura assicurativa in caso di ripartenza per fronteggiare eventuali positività dei calciatori.

FRONTE COMPATTO – La politica, pur restando un certo scetticismo di fondo, ha fatto qualche passo in avanti verso la ripresa. Ora, però, tocca al mondo del calcio dare con forza il suo sì al ritorno del campionato di Serie A. Considerando anche tutte le conseguenze che possono derivare da un’eventuale positività e le condizioni a cui le squadre dovranno sottostare. La preoccupazione c’è, inutile negarlo, ma tra i giocatori sembra esserci una sensibilità diversa. Gli italiani sembrano allineati all’idea di tornare in campo e di finire la stagione. Diverso è invece lo stato d’animo di tanti calciatori stranieri, che magari adesso si ritrovano lontano dalla famiglia, in uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia. Il calcio aspetta un segnale, ma poi dovrà restare unito.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Carlo Angioni


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