I giocatori di Serie A hanno dubbi sulla ripresa, in primis sul ritiro – CdS

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11 Maggio 2020, 11:12
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Il “Corriere dello Sport” riporta che i calciatori di Serie A stanno vivendo un periodo poco sereno. Hanno preoccupazioni per la ripresa.

POSIZIONE UFFICIOSA – La clausura no, non la vogliono considerare. I calciatori di Serie A sono contrari di fronte all’ipotesi di un ritiro per motivi medici. Non è una presa di posizione pubblica, non ancora almeno. I calciatori non ne hanno avuta nemmeno una dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, pubblicamente e come categoria, quindi meglio non aspettarsi nulla. Sono lavoratori dipendenti e in questo momento così cruciale schierarsi apertamente o andare allo scontro non è opportuno. Ma ne parlano tra loro, osservando e valutando. Hanno affrontato l’argomento con le rispettive società e con l’Aic.

TROPPI LIMITI – Due mesi chiusi in albergo, senza contatti esterni, lontani da famiglie, figli, affetti, da una quotidianità che stavano lentamente ritrovando. Anche no. Due mesi che andrebbero a sommarsi ai due abbondanti già passati in isolamento e che andrebbero a coincidere con una curva dei contagi in calo e con relativi allentamenti delle misure. I calciatori sarebbero costretti ad essere chiusi a doppia mandata mentre l’Italia inzia a muoversi. Per poi mettersi a giocare ogni tre giorni e tornare in camera. Una prospettiva che, come eufemismo, non li esalta.

ESSERI UMANI – Nei calciatori è maturata la preoccupazione per i due mesi di calcio che ora vengono prospettati. Tutti hanno voglia di tornare a giocare con le condizioni di sicurezza, nessuno vuole accettare di mettere a repentaglio la propria salute o di vivere per due mesi in una bolla. E’ profondamente sbagliato considerare i professionisti di Serie A estranei ad ansia e preoccupazioni.

LA CONFESSIONE – Ora semplicemente hanno qualche dubbio sulle modalità della ripresa. Sui due mesi di ritiro-clausura, sui tamponi a tappeto, sulla quarantena per tutta la squadra in caso di nuovi positivi. Un calciatore di Serie A che preferisce rimanere anonimo ha confidato “siamo fermi da più di due mesi, sappiamo tutti che gli allenamenti casalinghi sono stati utili soprattutto per distrarci, ma è inutile nasconderlo: una condizione fisica decente non si raggiunge in una o due settimane. Infortunarsi è un attimo. E noi costruiamo le nostre carriere sui nostri corpi: non ci va di esporci a rischi inutili”.


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