Gismondo (virologa): “Coronavirus? Calciatori esposti, alcuni fattori non aiutano!”

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13 Marzo 2020, 10:23
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Primi casi di Coronavirus (Covid-19) in Serie A e non solo (dopo Rugani e Gabbiadini vedi anche Mikel Arteta e Hudson-Odoi in Premier League). La virologa Maria Rita Gismondo, attraverso un’intervista al “Corriere dello Sport” ha parlato dell’epidemia e dei casi tra giocatori.

POST-CORONAVIRUS – Il Coronavirus ha colpito anche il mondo del calcio e in particolare la Serie A, e nelle ultime ore anche la Premier League. Di questo ha parlato la virologa Maria Rita Gismondo: «Strascichi una volta negativizzati? Assolutamente no. 14 giorni a casa con mascherina e un bagno proprio, se invece ci sono sintomi come quelli di un raffreddore o di un’influenza occorreranno altri 14 giorni di isolamento una volta finiti i sintomi. Dopo torneranno in forma come quando si ha una forma influenzale».

STESSA IDEA – “Coronavirus appena superiore all’influenza” queste le sue parole lo scorso 21 febbraio, alla virologa viene chiesto se resta ancora dello stesso parere dopo 10.600 casi positivi: «Sì, non ho cambiato idea. Anche perché non ho mai sottovalutato questo nuovo virus sconosciuto, ma non è certo la peste nera manzoniana. Non possiamo guardare i numeri del giorno e farne un’estrapolazione per fare una descrizione del fenomeno intero. Siamo liberi da un virus quando è trascorso il periodo massimo di quarantena, in questo caso 15 giorni, dall’ultimo caso positivo. Dobbiamo osservare questo lungo periodo e poi magari tirare un sospiro di sollievo. E comunque a livello di malattie infettive c’è di peggio, sia in termini di diffusione sia in termini di letalità. Il concetto è che non possiamo gridare alla peste nera. Ma è più letale, dicono. Sì, ma sui casi confermati, che potrebbero essere molti di meno dei casi reali. Il 60-70% degli italiani potrebbe essere venuta a contatto con il virus e il 90% di questi senza sintomi. Possono essere stati positivi senza saperlo e senza sentire il bisogno di fare un tampone. Così potrebbero avere inconsapevolmente infettato altri».

CALCIATORI A RISCHIO – La discussione Coronavirus torna subito sui binari sportivi, in particolari calcistici: «Calciatori più esposti? Sì, sia per una sorta di momentanea depressione immunitaria conseguente a uno sforzo fisico intenso sia perché poi sono a contatto come avviene negli spogliatoi dove il caldo umido ambientale favorisce la persistenza delle goccioline di tosse o starnuti nell’aria e nell’ambiente. Di conseguenza se c’è un soggetto infettato ma senza sintomi diventa facile fonte di contagio. Quindi quarantena obbligata per le due squadre ma anche per i familiari di chi risulta positivo».

Fonte: Corriere dello Sport – Mario Pappagallo.


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