Gagliardini: “Coronavirus, l’arrivo dell’esercito uno schiaffo. Bergamo lotta”

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30 Marzo 2020, 09:51
Gagliardini
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“Tuttosport” ha intervistato in esclusiva Roberto Gagliardini, centrocampista dell’Inter. Il classe 1994, bergamasco, è particolarmente toccato dalla pandemia di coronavirus. Le sue sono parole toccanti, che fanno fatica ad andare oltre l’emergenza. Qui la prima parte della sua intervista al quotidiano torinese

DOLORE – Bergamo è la città più colpita dal coronavirus. Nessuno sa perché, nessuno riesce a darsi una spiegazione. L’intervista di Roberto Gagliardini a “Tuttosport” si apre con un ricordo particolare, struggente: “Si chiamava Piero Azzalini, ma per tutti era Pier. Era lo zio del mio migliore amico e qui a Dalmine lo conoscevano tutti. Fino a un mese e mezzo fa veniva a San Siro perché era un grande tifoso interista. Un giorno gli è venuta la febbre. Poi ha iniziato a fare fatica a respirare, l’hanno intubato e…». La voce di Roberto Gagliardini minaccia di rompersi nel pianto. Per lui non dev’essere stato facile osservare la colonna di camion dell’esercito che usciva dal cimitero monumentale: “È stato un impatto forte, uno schiaffo che colpisce e ti fa pensare. Tanti amici e amici dei miei amici stanno piangendo i loro cari. Ed è terribile pensare che in quelle bare ci possa essere qualche nonno o un parente di una persona che conosco. In questo dramma, l’unica fortuna è che nessuno dei miei famigliari è stato toccato dalla malattia e questo, quanto meno, mi dà un po’ di serenità“.

VALORI – “Bergamo Mola mia” è uno degli slogani della città lombarda, che secondo Gagliardini rispecchia il carattere dei suoi cittadini: “Mola mia” è una delle frasi che impari subito quando sei a Bergamo. Il fatto di saper lottare, di non arrendersi fa parte della genetica di noi bergamaschi. E, in un momento come questo in cui la città è piegata per questo virus, è importante cercare di guardare comunque il futuro in modo positivo, nonostante le nostre difficoltà siano evidenti. Non capisco perché nella bergamasca ci siano stati così tanti ammalati e tanti morti. Sono fatalista: è toccato a noi, ma noi siamo belli testardi, abbiamo una cultura del lavoro che accomuna tutti e riusciremo a superare anche questa battaglia“.

APPARTENENZA – Bergamo significa Atalanta, il club dove Gagliardini ha iniziato a muovere i suoi primi passi da calciatore, a 7 anni: “Se sei di Bergamo, non puoi non tifare Atalanta anche perché quella maglia ti viene regalata quando nasci grazie all’iniziativa del presidente Percassi. Oggi la squadra è in Champions, ma il senso di appartenenza era lo stesso quando giocava in Serie B. Ho detto che il bergamasco è testardo, ma è anche visceralmente attaccato alla sua terra“.

ALLERTA – In tempi di virus, quando suona il telefono, la paura è tanta: “Non dico che sia angosciante, ma preoccupazione c’è. Non potrebbe essere altrimenti, quando senti cosa ti sta succedendo intorno. Giornata tipo? Mio figlio Tommaso mi dà molta serenità. Tra poco compirà otto mesi e, tra allenament, ritiri e partite, mai ero riuscito a godermelo per un po’. Stare con lui ogni giorno è uno spettacolo: è una gioia pazzesca vedere, insieme alla mia compagna Nicole, come cresce, cosa impara e i cambiamenti che fa“.

ROUTINE – Gagliardini ha anche due splendidi bassotti: “Kristal e Caos. Sono bravissimi: da subito hanno capito di dover rispettare gli spazi del bambino. Tommaso, crescendo, si è fatto più curioso: li guarda, li tocca e ci gioca. Milano deserta? Tutto fermo, immobile… Da non crederci. Il rumore delle ambulanze che passano ci fa però capire che stiamo vivendo un momento unico nella storia. Sono state prese decisioni forti, non facili, ma giuste“.

Fonte: Tuttosport – Stefano Pasquino


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