Figc, lontano l’accordo per le sponsorizzazioni dalle scommesse – CdS

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1 Aprile 2020, 09:44
Gabriele Gravina presidente FIGC
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Secondo il “Corriere dello Sport”, il mondo del calcio professionistico è ancora lontano dall’accordo, con il governo, per la sospensione del “Decreto Dignità”, che garantirebbe la sponsorizzazione dalle agenzie di scommesse. Ma queste ultime non vogliono essere sfruttate come usa e getta in un momento particolarmente delicato

RUBINETTO – Il calcio professionistico italiano è in ginocchio, colpito al cuore da un’emergenza sanitaria imprevista, ma soprattutto dall’incertezza sui tempi di riapertura delle principali attività economiche. Servono risorse fresche e i vertici del calcio hanno provato a bussare alla porta delle aziende di scommesse. Quel settore che drenava, nel nostro Paese, non meno di 200 milioni di euro di investimenti pubblicitari annuali. Il “Decreto Dignità”, nella parte collegata al gioco, l’ha bloccato sull’altare della ludopatia. Il betting, in tutti questi mesi di blocco delle attività si è riorganizzato dimostrando una capacità di adattamento fuori dal comune. Le aziende di questo settore infatti hanno investito sul rapporto diretto con i clienti e su nuovi contenuti innovativi. Attualmente i bookmaker e i principali operatori del gioco sviluppano business anche senza utilizzare la piattaforma mediatica del pallone.

USA E GETTAFedercalcio e Leghe devono rispondere alle costanti richieste d’aiuto economico dei propri associati, ma non hanno soluzioni immediate. Le aziende del betting hanno preso coscienza della loro forza e vedono l’idea di 12 mesi di sospensione del “Decreto Dignità” (per la parte relativa al “gioco”), proposta dalla FIGC, come soluzione tampone a favore del mondo del calcio, ma non del loro business primario. Dovrebbero supportare il calcio, in questa fase, per poi tornare in soffitta. Un vero e proprio controsenso ai limiti dell’umiliazione. L’idea della Federcalcio di creare un fondo di garanzia, andando ad appropriarsi dell’1% della raccolta per le scommesse sportive, non è praticabile. I bookies si troverebbero a dover affrontare un onere aggiuntivo da sommare ad una tassazione già elevata (per le diverse forme di gioco). In un momento storico in cui, tra l’altro, i punti vendita presenti sul territorio sono stati chiusi per l’emergenza Covid-19 e gli operatori lamentano perdite economiche ingenti.

LATO OSCURO – Il sistema calcio, ancora una volta, si è concentrato troppo sugli aspetti economici, mentre la partita vera è l’apertura di un tavolo con il Governo e con gli stessi operatori del betting. In questo periodo di emergenza sanitaria, dove il gioco fisico è stato chiuso (vale il 91% dell’intero mercato nazionale) gli appassionati di sport vengono intercettati facilmente dal mercato illegale. Lo conferma il dato di crescita delle giocate online, in Italia, che in questo periodo, non ha superato il 13,7%. Ciò significa che il restante 86,3%, non trovando aperte le sale di gioco, si affida a piattaforme illegali. Un flusso di denaro che mafie e criminalità organizzata puntano a sfruttare per alimentare i loro business.

ALTERNATIVE – Il mercato del betting è favorevole a ridestinare una porzione del “gettito fiscale” delle scommesse, stimato, per il 2019, in circa 220 milioni di euro. E’ assolutamente contrario, invece, a qualunque nuova forma di imposizione fiscale. Un elemento di controtendenza a quanto sta avvenendo per qualsiasi altro settore economico-industriale in Italia e nel resto del mondo. Unica opzione, in alternativa, così come già proposto oltre due anni fa, è una contribuzione attraverso l’aliquota sugli investimenti pubblicitari. Ma ragionevolmente non si andrebbe oltre i 10 milioni di euro (ipotizzando una percentuale pari al 10%). Un ulteriore contributo (come richiesto dalla Federcalcio) pari all’1% della raccolta delle scommesse sportive, per molte aziende del settore equivarrebbe mediamente al raddoppio dell’attuale tassazione indiretta alla quale sommare altre imposte (come l’Ires, ecc.) da regime d’impresa.

DIALOGO – L’apertura del calcio nei confronti dell’industria del gioco può avvenire unicamente organizzando un tavolo di discussione con il Governo, nella logica di una collaborazione più stretta sia sul tema del “gioco d’azzardo patologico”, ma anche e soprattutto su quello della difesa-presidio della legalità.

Fonte: Corriere dello Sport – Marcelo Vulpis


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