Ferri: “Juventus-Inter sempre difficile, il mio primo gol contro i bianconeri…”

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6 Marzo 2020, 13:57
Riccardo Ferri
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Riccardo Ferri, ex difensore dell’Inter, ha parlato ai microfoni di Inter.it delle sue sensazioni e dei suoi ricordi in vista della super sfida di domenica sera che vedrà i nerazzurri ospiti della Juventus

AI VECCHI TEMPI – Ferri ricorda di come era il calcio ai suoi tempi: «Adesso non c’è da crederci, ma una volta era proprio così. Soprattutto se avevamo la partita in casa la domenica, e non importa che fosse una sfida qualsiasi o Inter-Juventus: stavamo in ritiro, arrivavano i nostri amici, si giocava alle carte, a biliardino, a biliardo. Sembrava di stare all’oratorio, era un calcio diverso. Non capitava tutti i giorni che un ragazzino di paese finisse nel settore giovanile dell’Inter. Le emozioni di quei giorni le rivivo ancora oggi, vividissime. Quello resta il periodo più bello della mia vita».

L’INFORTUNIO – Ferri rischiò di interrompere prematuramente la sua carriera per un brutto infortunio: «Mi ruppi un braccio, una frattura brutta e scomposta. C’era la possibilità che non tornassi più a giocare, invece esordii con l’Inter l’11 novembre 1981 con Bersellini».

LE SFIDE CON LA JUVENTUS – Ferri ricorda i suoi Inter-Juventus: «Sono quelle delle figurine con cui giocavo. Le scambiavo, ci vedevo sopra Zoff, Cabrini, Brio, Gentile. Poi, senza quasi accorgermene, mi trovai in campo a sfidarli. Ma non ci ho mai perso il sonno, era più l’entusiasmo e la felicità di essere lì a vivere quei momenti»

LA TRASFERTA A TORINO – Ferri ricorda quanto sia storicamente dura la trasferta in casa della Juventus: «Quella di Torino è sempre stata una trasferta tosta, la Juventus ha sempre lasciato poco agli altri sul suo terreno di gioco. Una sfida complicata, allora come oggi: dal punto di vista caratteriale, tecnico e tattico. Anche se, lo confesso, la sfida che mi esaltava, che mi faceva emozionare più di tutti, era per forza di cose il derby con il Milan. Per me, interista, era il massimo».

I SUOI AVVERSARI – Un pensiero sugli avversari affrontati a suo tempo: «A 21 anni mi sono ritrovato a marcare Platini, poi mi toccavano sempre gli attaccanti più rapidi e insidiosi, come Paolo Rossi, Rui Barros e Ian Rush. Mi porto nel cuore l’Inter-Juventus dell’11 novembre 1984. Vincemmo 4-0, una partita dominata, con tre gol di testa su quattro. Segnammo io, Rummenigge (due volte) e Collovati. Il gol non me lo posso dimenticare, il mio primo in Serie A, per giunta contro la Juve: punizione dal lato sinistro dell’area, cross di Brady. Io avevo forza e talmente tanta esuberanza che saltai più in alto di Rummenigge, anticipandolo. Poi corsi ad abbracciare il mio mentore e riferimento, Gian Piero Marini con il quale, poi, nel 1994, mi congedai dall’Inter con la Coppa Uefa».

LE PORTE CHIUSE – Juventus-Inter di domenica sera si giocherà a porte chiuse per l’emergenza Coronavirus: «Doveroso, perché la salute deve essere messa al primo posto. Non mancheranno le motivazioni, perché se è vero che è sicuramente diverso dalla sfida con il pubblico, resta un crocevia importante per il campionato».

I DIFENSORI DI OGGI – Anche oggi, come ai tempi di Ferri, l’Inter può disporre di difensori molto forti fisicamente: «Ci sono analogie con i miei tempi. Il calcio ovviamente è cambiato, ma tutti i centrali dell’Inter hanno dimostrato di avere delle capacità tecnico-tattiche fuori dal comune».

fonte: inter.it


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