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Ferri: «L’Inter per me è stata una scuola di vita! UEFA 1994 straordinaria»

Riccardo Ferri ha giocato all’Inter dal 1981 al 1994, risultando uno dei pilastri nella vittoria del campionato 1988-1989. Intervistato da “Radio Nerazzurra” ha ripercorso la sua carriera ed esternato cosa significhino per lui i colori nerazzurri.

IN PANCHINARiccardo Ferri indica gli allenatori che lo hanno maggiormente segnato: «Eugenio Bersellini ha creduto in me. Mi ha visto giocare in Primavera, mi ha scelto e mi ha dato l’opportunità di esordire. Soprattutto di capire cosa voleva dire il salto dalla Primavera alla prima squadra. Poi un po’ tutti mi hanno insegnato qualcosa. Gigi Radice era una persona vera, lineare e concreta: non aveva peli sulla lingua. Quando si dice che si gioca per l’allenatore non succede con tutti: è successo con Bersellini, con Radice, con Giovanni Trapattoni e con Gianpiero Marini. Con lui, che sin da quando sono arrivato in prima squadra è stato per me un fratello maggiore, eravamo in una situazione difficile, abbiamo vinto la Coppa UEFA (nel 1994, ndr) che è stata un qualcosa di straordinario per i mezzi che avevamo».

CONTESTATO – Nella sua ultima stagione all’Inter, 93-94, Ferri trovò Dennis Bergkamp che non riuscì ad ambientarsi. Questo il suo ricordo dell’olandese: «Uno straordinario giocatore, con delle qualità dal punto di vista tecnico e fisico straordinarie. Ha sofferto tanto l’ambientamento, doversi calare nel nostro campionato. Era ancora un po’ troppo giovane, non aveva acquisito quella personalità per un campionato come il nostro. Durante la settimana ci ha fatto vedere delle cose fuori dalla norma, con una capacità di apertura incredibile. Socializzava poco, come se avesse rifiutato l’ambiente. Poi successivamente è esploso in Inghilterra, e lo conosciamo tutti».

RECORD – Ferri ricorda la stagione 1988-1989: «Lo spirito, la mentalità che è riuscita a inculcare l’allenatore. La società, pur non avendo i mezzi di Juventus e Milan, era sempre vicina alla squadra col presidente Ernesto Pellegrini. Non avevamo iniziato benissimo la stagione, in Coppa Italia, ma quella squadra reagiva alle difficoltà. L’ha dimostrato subito: perdemmo con la Fiorentina in Coppa Italia a Piacenza, in campo neutro. Partita mediocre, e Trapattoni nello spogliatoio ci disse che avremmo vinto il campionato, che eravamo forti e che nelle difficoltà sapevamo reagire. Così fu: sbranammo gli avversari».

SIGNIFICATO – Ferri chiude dicendo cosa sia per lui l’Inter: «È stata una scuola di vita, un sentimento forte che ho maturato anno dopo anno. Per me l’Inter è un qualcosa che mi sta appiccicato addosso tutti i giorni, non solo durante le partite e il campionato. È un qualcosa che sento dentro, anche i miei figli lo sanno, descriverlo a volte diventa difficile. Mio padre era juventino, si è trovato un figlio che giocava nel Torino (Giacomo Ferri, ndr) e io che sono andato all’Inter. Dove durante la mia esperienza ho avuto modo di conoscere amici che tutt’ora frequento».

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