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Ferri: «Inter, perdere Brozovic sarebbe un passo indietro! Calhanoglu? Mancava»

Ferri ha parlato di Roma-Inter, del gioco di Inzaghi e dell’importanza di Brozovic e Calhanoglu in mezzo al campo. L’ex difensore nerazzurro ha rilasciato queste dichiarazioni ai microfoni di TMW Radio

SFIDA – Riccardo Ferri presenta Roma-Inter (vedi articolo): «È una trasferta importante, è uno degli scontri tra le grandi. L’Inter è una squadra che ha tante conoscenze, ha un gioco ben definito, un atteggiamento propositivo. Gioca nella metà campo avversaria per andare a rubare palla. È una squadra che va in gol con tanti componenti, solida, difficile da colpire se non rubando palla a centrocampo per ripartire in velocità. La Roma si baserà su questo atteggiamento. Non sarà facile imporre il proprio gioco nella metà campo dell’Inter, non ci è ancora riuscito quasi nessuno quest’anno. È una squadra che gioca per certi versi meglio di quella di Antonio Conte. Magari è meno bassa, gioca più alta e ha la capacità di giocare in orizzontale, con giocatori che hanno capacità di palleggio. Una squadra che sa attendere, sa soffrire e sa anche reagire alle difficoltà. È una partita molto delicata, però l’Inter quest’anno qualitativamente è una delle squadre che insieme al Milan hanno espresso il miglior calcio».

Analisi su Inzaghi

DNA – Ferri fa un primo bilancio su Simone Inzaghi: «Si sono già sprecati tanti aggettivi, Simone ha dimostrato di poter fare un bel salto di qualità. Senza nulla togliere alla Lazio, la pressione che c’è a Milano è sicuramente maggiore. All’Inter se non rivinci il campionato e arrivi secondo, hai fatto un’annata deludente. Ha dimostrato di saper gestire molto bene il gruppo, in maniera diversa rispetto a Conte. Ha tenuto qualche fisionomia del calcio di Conte, ma ha trasformato nel fraseggio, nella capacità di giocare in orizzontale, di palleggiare, una squadra che era abituata a giocare in verticale. Gli arrivi di Edin Dzeko e Hakan Calhanoglu hanno portato più possibilità di palleggio, ma la squadra è cresciuta in personalità anche grazie alla stagione che ha fatto l’anno scorso con Conte. Come mentalità, atteggiamento, voglia di andare a vincere. Quando vinci hai sempre voglia di vincere, non ti accontenti. Questo atteggiamento l’hanno preso dall’anno scorso e se lo stanno portando dietro. Inzaghi è stato molto bravo a gestire le risorse, i giocatori, il turnover, a far sentire tutti importanti. Si dice che usa sempre più la carota che il bastone, ma è un allenatore in cui la squadra si identifica. Questo fa parte del DNA di pochissimi allenatori e tutti questi hanno fatto la storia del calcio. Mi auguro che anche Inzaghi possa farla, per l’Inter e per se stesso».

Mai senza Brozovic

TOP – Ferri sottolinea l’importanza di Marcelo Brozovic: «Basta guardarsi intorno e vedere i centrocampisti delle altre squadre. Un giocatore così farebbe comodo a tantissime grandi, non solo in Italia, direi anche a livello mondiale. Ha una capacità di rendimento altissima, soprattutto in continuità. Sa fare le due fasi, al di là della capacità di andare in gol perché magari ne fa ancora pochi rispetto alle sue potenzialità, però è sempre al centro dell’attenzione su ogni giocata, c’è sempre lui nel recupero palla, nell’andare a districarsi nel palleggio davanti alla difesa. Un giocatore molto intelligente, poi ha una resistenza pazzesca. Uno dei centrocampisti che corrono di più in assoluto nella nostra Serie A. È indubbio che privarsi di un giocatore del genere vorrebbe dire fare un passo indietro, anche perché non ci sono sostituti in questo momento. Mi auguro che l’Inter possa riuscire a trovare un accordo con lui, perché vorrebbe dire dare continuità a un centrocampo che ad oggi è uno dei migliori in Italia. Con Nicolò Barella, con Calhanoglu, anche con lo stesso Roberto Gagliardini che ogni tanto entra e diventa anche decisivo, dà peso e qualità anche nelle conclusioni a rete. Un giocatore da recuperare».

Calhanoglu in crescita

CATTIVO – Ferri esalta Calhanoglu e il lavoro della dirigenza dell’Inter in estate: «Ha avuto un impatto straordinario nella prima gara. Poi piano piano è andato calando. Ora sta trovando una continuità di rendimento, la capacità di essere sempre nel vivo del gioco. Mi sembra molto più cattivo nell’andare a recuperare palla. Non è il classico trequartista che gioca in punta di piedi, è uno che ti entra, ti recupera la palla, non ha paura. È un giocatore di quantità e qualità. Poi è decisivo sui calci di rigore e sui calci di punizione. Quindi è un giocatore che mancava. Dopo l’allontanamento per ovvi motivi di Christian Eriksen, la società è stata molto brava ad andare a individuare in lui il giocatore che poteva immediatamente andarsi a collocare in quella zona di campo. Come per lui, la società è stata brava anche per Dzeko e per Denzel Dumfries».

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