Ferri: “Calcio paga una sorta di punizione, attenzione a scherzare coi valori”

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27 Aprile 2020, 23:36
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Il calcio italiano e il ministro Spadafora sono ai ferri corti, con uno stop del campionato che rischia di essere “figlio” di una volontà politica. Nella serata in cui c’è stato l’ennesimo attacco alla Serie A il giornalista Federico Ferri, direttore di Sky Sport, segnala come non si debba andare troppo oltre.

NON TIRARE LA CORDAFederico Ferri, in un servizio per Sky Sport 24, mette in guardia (in particolare il ministro Vincenzo Spadafora): «Il calcio paga una sorta di punizione, non si sa per quale colpa. Non si sa neppure quanto durerà l’eventuale pena da scontare, dato che nemmeno sulla data della ripresa al 18 maggio c’è ancora certezza, dipende se si ascolta la versione del Premier Giuseppe Conte o del Ministro dello Sport Spadafora. Il mondo del pallone soccombe, e non riesce a reagire, a opporre alcuna resistenza alla retorica, alla demagogia, che tende a smontare non solo, ed è la cosa più grave, ogni valore sociale e culturale di questo sport, ma di fatto anche quello economico, dell’industria, dell’indotto. Per produzione, giro d’affari e investimenti, va ricordato, il calcio rappresenta la terza azienda del paese alle spalle del comparto pubblico e di quello delle istituzioni finanziarie. Il che significa posti di lavoro da tutelare, che valgono come gli altri, e non si capisce su quali basi non si debba rivendicare il diritto a esistere, a resistere e a salvarsi».

FARE ATTENZIONE – Ferri prosegue: «Il sistema dello sport italiano si finanzia con il gettito fiscale dello sport stesso, e circa il 70% della quota deriva dal calcio professionistico. Sistema a rischio, come ogni settore dell’economia mondiale. Dalla più grande crisi dal dopoguerra, vale per tutti, si può uscire seppur feriti solo come sistema e non come individualità, condividendo i danni e lavorando tutti per ripartire. Ecco, proprio in un momento così, col bisogno della massima unione, stiamo assistendo all’apice delle divisioni e degli egoismi. I club di Serie A votano all’unanimità per la ripresa del campionato in condizioni di sicurezza, ma non trovano una sintesi sui protocolli medici indispensabili per la limitazione del rischio, che consentano di tornare ad allenarsi. La maggior parte delle posizioni rappresentate dalle società è legata a obiettivi della singola squadra, non a una piattaforma comune per il futuro della Serie A. Peraltro, in un contesto mai così conflittuale anche a livello di istituzioni sportive».

POCHI AIUTI – Ferri ne ha anche per la politica: «Il Ministro dello Sport viene ormai apertamente percepito da molti attori del mondo del pallone come distante dalle istanze del calcio, una delle realtà che rappresenta. Stiamo parlando, per ora, solo di ripresa degli allenamenti. Non di quando e come si giocherà, perché peraltro di questo passo anche una ripresa a settembre sarà difficile, se non ci si mette in testa che, purtroppo e con tutta probabilità, si dovrà convivere col virus, responsabilmente, ancora per un po’. Ma non è finita, tutto si può recuperare, indipendentemente da quando si tornerà in campo. Ma attenzione a scherzare con i valori del calcio, quelli che fanno battere il cuore alla gente. Perché se continueremo a sminuirli, a metterli in discussione, a esaltare solo le realtà, o gli stereotipi, negativi, allora anche gli innamorati ci volteranno le spalle. E recuperarli sarà durissima».


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