Fassone: “Deluso dalla Lega Serie A. San Siro? A Milano meglio due stadi”

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21 Aprile 2020, 11:09
Marco Fassone
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Marco Fassone, ex dirigente tra le altre di Inter e Milan, nel corso di un’intervista rilasciata su “Tuttosport” dice la sua riguardo la possibile ripresa del campionato, il mercato – a questo punto condizionato dall’emergenza sanitaria -, e la questione nuovo San Siro.

RIPRESA Marco Fassone, ex dirigente di Inter e Milan, dice la sua riguardo la possibile ripresa del calcio: «Ripresa del calcio? Sarebbe importante ma secondo me non ci sono le condizioni per cui questo possa succedere nel breve periodo. Sono d’accordo con Galliani quando dice che il calcio adesso deve fermarsi e riprendere ad agosto o settembre. Il nodo della sua proposta è il mercato estivo: le squadre non potrebbero operare per non falsare i valori».

IL MERCATO – Secondo Fassone il mercato sarà inevitabilmente influenzato dall’emergenza sanitaria, così come anche i ricavi: «Il sistema economico dei club è a rischio perché non è stato ancora trovato un accordo con i calciatori e, anche se venissero ridotti gli stipendi del 20-25%, il taglio non compenserebbe comunque la mancanza di ricavi, ci saranno comunque dei deficit. Occorre mettere in atto misure strutturali, per esempio: il fair play UEFA deve avere una sorta di “anno franco” ovvero il bilancio di questa stagione non deve essere calcolato per l’ammissione nelle Coppe».

DELUSO – Fassone si dice deluso dall’atteggiamento della Lega Serie A: «Sono deluso dalla denolezza della Lega Serie A come istituzione. Sarebbe importante che i presidenti avessero una visione univoca, per permettere al presidente di Lega di agire senza il timore di essere smentito due minuti dopo da uno dei suoi azionisti. Che diano finalmente forza a Dal Pino e De Siervo. La Lega Serie A non può apparire in un mondo di guerra».

SAN SIRO – Fassone dice la sua riguardo la questione nuovo San Siro: «Nel periodo in cui sono stato amministratore delegato del Milan avevo portato avanti una strategia che era diversa perché in quel momento ritenevamo, in accordo con il Comune, che Milano fosse la prima città italiana pronta ad avere due stadi di grandi dimensioni con tutta una serie di benefici per la città e per entrambi i club. È evidente che scegliere di costruire uno stadio condiviso permette invece ai due club di spendere di meno e pure questo ha una sua logica. Io invece ancora oggi penso che una società avrebbe dovuto rimanere a San Siro che, con pochi accorgimenti legati alla riduzione della capienza, potrebbe essere ancora perfettamente funzionale. Io da amministratore preferirei avere uno stadio mio di proprietà o in concessione. Nella Juventus lo stadio è stato un fattore importante per centrare questo filotto di vittorie in campionato».


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