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Esposito: «Lukaku? Mi conosceva da prima dell’Inter! D’Ambrosio secondo padre»

Esposito ha rilasciato una lunga intervista al sito Cronache di Spogliatoio. L’attaccante, in prestito dall’Inter al Basilea, parla di diversi temi fra cui l’amicizia con Lukaku e D’Ambrosio.

IL CAMBIO – La scorsa stagione non è stata fortunata per Sebastiano Esposito, che ora si sta rilanciando al Basilea nonostante qualche problema fisico. L’attaccante classe 2002 spiega il trasferimento: «A giugno ho ricevuto tantissime richieste, non lo nego. Serie A, Serie B, poi mi hanno raccontato che mi volevano qui. Mi ha chiamato il Direttore Sportivo, poi il Presidente, infine l’allenatore. In Italia te lo sogni. Mi hanno fatto sentire desiderato: “Vieni, abbiamo totale fiducia. Ma se non dimostri in campo sei fuori. Ci piacerebbe metterti trequartista nel 4-2-3-1, ti va?” Questo è tutto quello di cui ha bisogno un giovane: stima, costanza, patti chiari, strigliate. E soprattutto hanno voluto inserire il diritto di riscatto: se l’Inter non mi controriscatterà, diventerò l’acquisto più oneroso nella storia del Basilea. Capite? Mi godo l’affetto dei tifosi».

L’EX – Esposito ha condiviso un anno con Romelu Lukaku e ne parla con affetto: «Incredibile è stata anche la prima volta in cui ho parlato con Lukaku. Era la tournée estiva dell’Inter, nel 2019, e lui era ancora nel Manchester United. Ci sfidiamo in amichevole e a fine partita, quando lo incrocio fuori dagli spogliatoi, gli dico “Ciao Romelu”. Mi sorride e risponde: “Ciao Seba”. Ho passato intere ore a capire come diavolo facesse a sapere chi fossi. Io aggregato dalla Primavera, lui sapeva il mio soprannome. Poi ha firmato con noi e un giorno, nella hall di un albergo a Udine, stavamo facendo due chiacchiere di gruppo dopo pranzo. O meglio, io non avevo ancora diritto di parola in quello spogliatoio, quindi me ne stavo zitto. Tutti quei campioni e che faccio, torno in camera a riposarmi? Neanche per sogno! Rimango e sto con loro fino all’ultima parola. C’erano Lukaku, Lautaro Martinez, Alessandro Bastoni, Nicolò Barella e qualcun altro. Quando abbiamo finito, siamo andati a farci una doccia. Dovete sapere che Romelu ha una paura tremenda dell’ascensore, quindi abbiamo fatto le scale. E mentre salivamo, mi fa: “Avete preso una bella scoppola nella finale del Mondiale Under-17“. Imbarazzatissimo rispondo: “Eh sì… è andata abbastanza male. Perché, l’hai vista?” “Certo Seba, sennò come facevo a chiamarti per nome!” Gli spiegai che magari che poteva avermi cercato su internet. “No no – aggiunse – le ho viste tutte e sei stato bravo”. Potete immaginare come ho camminato quel pomeriggio: minimo a tre metri da terra».

L’EPISODIO – Esposito racconta un altro aneddoto su Lukaku: «Ho avuto un rapporto sincero e diretto con lui, qualsiasi cosa accadesse, mi difendeva. Quando sbagliavo, invece, si incazzava da morire. Lui odia perdere, anche in allenamento. Giocavamo in coppia, mi arriva una palla sul secondo palo e Daniele Padelli me la para. Rom si gira e mi caccia un urlo pazzesco, cerco di difendermi spiegando che “ho sbagliato un gol, non è morto nessuno…” Non lo avessi mai fatto. Mi fulminò con lo sguardo: “Ah, è questa la tua mentalità del cazzo?” Se mi avvicinavo un altro po’, probabilmente mi smontava. Resta il fatto che era un periodo in cui di partitelle ne vinceva poche. Quando accadeva, all’Inter ci prendevamo spesso in giro, facendoci scherzi. A lui, nello spogliatoio, appiccicarono sopra al nome “Lukaku” sull’armadietto la scritta: “Loser”. Perdente. Non ho mai visto un pugno più forte di quello che tirò quel giorno contro l’armadietto. Era il numero uno».

IL COMPAGNO – Esposito però ha un altro grande esempio: «Un’altra figura fondamentale, che definirei come fratello maggiore o secondo padre, è stata Danilo D’Ambrosio. Ho una foto insieme a lui il giorno del mio esordio in Europa League, e poi ce ne scattammo anche una dopo la partita per immortalare il momento.  D’Ambrosio è sempre stato molto severo con me e lo ringrazio per questo. Mi ha aiutato a crescere. In una delle prime convocazioni mi presentai con un minuto di ritardo. Uno solo, ma non si fa. Entrando nello spogliatoio, mi presi uno schiaffo sul collo da Samir Handanovic che ancora mi gira la testa. Danilo non mi parlò per un mese e mezzo. Pazzesco, vi giuro. Pazzesco. Gli parlavo, gli scrivevo, lo chiamavo. Niente, zitto. Un giorno arriva e mi fa: “Considera che è come se ti avessi presentato io a questa squadra, a questo spogliatoio. Ho garantito per te, e te mi ripaghi così? Mi hai fatto fare brutta figura”. A quel punto, in silenzio ero io. Una persona da 10 e lode, mi ha sempre supportato anche da lontano: “Continua a lavorare, prima o poi l’inferno passa e arrivano le stelle”. Lui ne è l’esempio, dopo aver sofferto e lavorato duramente ha vinto lo Scudetto. Tutto meritato».

Fonte: cronachedispogliatoio.it – Sebastiano Esposito

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