Eriksen ha scelto l’Inter e ora vuole il suo spazio in campo – GdS

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14 Maggio 2020, 10:11
Eriksen Inter
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La “Gazzetta dello Sport” sottolinea che in casa Inter è il momento che Eriksen si prenda la scena. Il danese vuole giocare.

SENTIMENTO ANTICO – D’estate, non a gennaio. Anni Duemila, non 2020. Nasce tutto lì, Christian Eriksen e l’Italia è un amore che viene da lontano. Da quando papà Thomas portava il figlio e la famiglia tutta in vacanza in campeggio a Jesolo, insieme a molti amici danesi. È da quelle parti che il piccolo Chris s’è innamorato di Francesco Totti e della Serie A, è in quegli anni che al papà, tra una pallonata e una tenda da montare, sussurrò: «Un giorno giocherò in Italia». Eccoci qui. La Danimarca in Veneto allora, un danese in Brera oggi. Eriksen non è ancora al centro dell’Inter ma è di sicuro nel cuore di Milano. Una trattativa, pure quella. Ha visto una villa nei dintorni del lago di Como, ancor prima dell’esplosione della pandemia. Ma poi ha preferito vivere la città da vicino, abitare tra la gente, in centro appunto. Pare una metafora, a pensarci bene: datemi il cuore dell’Inter, non voglio vivere lontano da dove si decidono le cose, da dove si indirizzano le partite e i destini dei campionati.

INSERIMENTO DIFFICILE – Eriksen ha fretta di calcio – basti vedere il post su instagram dei giorni scorsi – ma ha soprattutto fretta di Inter. A me il pallone, ancor più che gli occhi. A lui un ruolo dentro gli schemi di Antonio Conte, perché lo spazio si crea, quando sembra non esserci. I moduli sono spiegazioni parziali, comunque non complete. Conte in passato ha dimostrato di saper mettere in campo anche altri schieramenti tattici, il Chelsea è un esempio in tal senso. Se Eriksen a febbraio non s’è preso l’Inter, non è (solo) per una questione tattica, ma è soprattutto perché in allenamento non ha dato la sensazione di esser sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda dei compagni, sul piano dell’intensità e dei concetti di gioco. In soldoni: non ha spinto Conte al dubbio, non l’ha messo mai davvero di fronte all’esigenza di lasciare la strada vecchia – il 3-5-2 – per la nuova. Questo l’ha capito anche il danese. Ma dev’esserci un confine, dev’esserci un momento in cui si esce finalmente dall’equivoco. Eriksen a gennaio ha scelto l’Inter in maniera convinta. Magari ripensando pure a quelle chiacchiere col papà, certo. Ma molto più concretamente, l’ha fatto perché pressato da Marotta e Ausilio. O, ancor di più, da una terza persona che risponde al nome di Antonio Conte, che lo chiamò per convincerlo una volta apertasi la possibilità concreta di un trasferimento a Milano.

QUANTI RIFIUTI PER L’INTER – E sì che c’era da convincere il danese. S’era mosso il Psg, di sicuro. C’era la possibilità di restare in Premier League con il Manchester United, altrettanto vero. Ma il rifiuto più grande, di fronte alla scelta Inter, è stato quello in direzione Bayern: i tedeschi l’avevano chiamato, lui ha ascoltato. Ma Eriksen poi s’è lasciato trascinare da altre parole, quelle di Conte appunto. Un qualcosa del tipo: ti aspettiamo, vieni a darci una mano, sei tu l’uomo con cui vogliamo fare il salto di qualità. La telefonata ha fatto colpo, Eriksen ha sposato l’Inter con  entusiasmo. Pensava di farla da subito, s’è ritrovato presto in panchina, anche e soprattutto nei tre match più importanti giocati da quando è sbarcato a Milano: la semifinale di Coppa Italia col Napoli, le due deviazioni sulla strada per lo scudetto con Lazio prima e Juventus poi. In assoluto, il tabellino è impietoso: solo tre volte da titolare (di cui due col Ludogorets) su otto partite. Più o meno quello che accadeva col Tottenham, quando però a giustificare la panchina c’erano motivi di mercato.

SVOLTA NECESSARIA – Ora la sosta forzata e la prospettiva di tornare in campo tra un mese hanno quantomeno azzerato gli alibi fisici. Eriksen è al pari dei compagni. E allora va trovata una sintesi tra il Conte che si aspetta un giocatore decisivo, e il danese che vuole giocare con continuità. Eriksen chiede di dimostrare cosa è stato chiamato a fare, cosa ha già saputo dare ad altri allenatori. E certamente diventa difficile riuscirci restando in panchina. In mezzo c’è la società, convinta di aver chiuso un colpo di grande livello, in termini di appeal, prova ne sia la campagna di comunicazione fatta per annunciarlo, con tanto di foto alla Scala. Ecco, se il campionato riprenderà, la notizia migliore per l’Inter è proprio relativa ad Eriksen. È oggi che va costruita la squadra di domani: da come risponderà il danese e da quanto spingerà Conte all’inserimento, dipenderà la sua centralità nell’Inter di domani. Eriksen chiede fiducia. Chiede un pallone da toccare il più possibile, per incidere. Vuol essere padrone del suo destino. Vuole il cuore dell’Inter, dopo quello di Milano. Vuole, in definitiva, un campeggio in mezzo al campo.


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