Ecco tutti i nodi del protocollo medico che la Figc deve affrontare – CdS

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1 Maggio 2020, 11:20
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Il “Corriere dello Sport” illustra tutti i punti critici del protocollo medico che la Figc deve affrontare nell’incontro col governo domenica.

INCONTRO DOMENICA – Domenica sarà una giornata chiave per il mondo del calcio. Almeno per la ripresa degli allenamenti. Per quel giorno infatti il governo convocherà davanti alla commissione tecnico-scientifica i rappresentanti della Federcalcio. ll tema del confronto sarà il protocollo per la ripresa delle sedute. Va corretto e la Figc attende i rilievi per arrivare preparata all’appuntamento. Il passo avanti sul protocollo il governo se lo aspetta dalla Lega. Sarebbe una dimostrazione di buonsenso. La questione va risolta.

NUOVI POSITIVI – Si procederà a una serie di correzioni e integrazioni. Con particolare attenzione al tema dei positivi. Il protocollo Figc in caso di nuova positività prevede isolamento per il contagiato, mentre tamponi per chi vi fosse entrato in contatto, ripetuti a distanza di tempo. La Fmsi invece prevede la quarantena di due settimane, sia per il malato che per gli altri. Assorbire questa norma metterebbe in grossa difficoltà la ripresa. Difficile non immaginare un nuovo stop.

NODO TAMPONI – Anche il tema dei tamponi è delicato. Continuano a scarseggiare. Toccherebbe al governo dare il via libera ai club per approvvigionarsi di quelli necessari. Mentre i club si sono impegnati a pagare per un corrispettivo anche 5 volte superiore, lasciando il resto dei tamponi a disposizione. Nemmeno questo però sarebbe sufficiente a cancellare i dubbi etici.

QUESTIONE ASSICURAZIONI C’è un altro punto critico: le coperture assicurative. Alcune delle polizze sottoscritte dai club, soprattutto delle serie minori, non prevedono la copertura per danni permanenti a un tesserato conseguenti a una patologia contratta durante una pandemia. Le squadre “scoperte” dovranno cercare un accordo con le rispettive compagnie assicurative lavorando sulla polizza.

RESPONSABILITA’ – Anche se l’operazione riuscisse resterà il nodo della responsabilità civile e penale in caso di positività di un giocatore. Che cadranno sul presidente del club e sul responsabile dello staff sanitario. Il decreto Cura Italia ha equiparato il Covid-19 a una qualsiasi malattia professionale. La responsabilità scatterebbe qualora un calciatore contraesse il virus e accusasse un’invalidità permanente ostativa alla ripresa della professione, soltanto nel caso in cui fosse dimostrata una non completa applicazione di controlli e prescrizioni del protocollo (responsabilità dei dottori) o la non attuazione delle misure preventive (presindente o ad). Inoltre andrà nominato un medico del lavoro che abbia responsabilità dei dipendenti, ad eccezione dei giocatori.


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